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Ha torto Manuel Parlato, fa causa a Sportitalia ma perde e adesso è costretto a pagare

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Ha torto Manuel Parlato, fa causa a Sportitalia ma perde e adesso è costretto a pagare

Redazione

31 Gennaio · 16:49

Aggiornamento: 31 Gennaio 2026 · 23:34

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Il giornalista napoletano aveva fatto la sceneggiata, non gradita in diretta dal conduttore Criscitiello che cosi interruppe la collaborazione

Un anno fa, febbraio 2025, fu il caso della settimana. Michele Criscitiello licenziò in diretta televisiva il suo giornalista, Manuel Parlato. Adesso, la vicenda legale si è conclusa in favore proprio di Sportitalia. Il Tribunale di Milano ha respinto il ricorso di Manuel Parlato contro Italia Sport Communication S.r.l., la società che gestisce Sportitalia. Il giudice del lavoro Julie Martini ha rigettato la domanda di reintegrazione presentata dal giornalista dopo quel clamoroso licenziamento in diretta televisiva avvenuto il 30 gennaio 2025, quando Michele Criscitiello lo cacciò dallo studio con la frase: “Qua dentro non ci lavori più”.

La sentenza n. 462/2026, pubblicata il 29 gennaio 2026, chiude un anno di battaglia legale con un verdetto netto: il licenziamento di Parlato era legittimo. Il Tribunale non solo ha rigettato ogni istanza del giornalista, ma lo ha anche condannato al pagamento delle spese legali in favore di Italia Sport Communication, per un totale di 6.000 euro oltre IVA, CPA e spese generali. Una decisione che rappresenta una doppia sconfitta per Parlato, che si era rivolto al giudice del lavoro rappresentato dall’avvocato Guido Grassi del foro di Napoli, mentre Sportitalia si era presentata con uno studio legale milanese d’eccellenza composto dagli avvocati Franco Toffoletto, Eleonora Zanucco e Raffaele De Luca Tamajo.

Era il 5 febbraio 2025 quando Manuel Parlato, in collegamento da Napoli durante la trasmissione sul calciomercato, commentò la gag della sera precedente tra Criscitiello e Tancredi Palmeri sul mercato del Napoli. Una scenetta ironica sui mancati acquisti azzurri che a Parlato non era piaciuta: “Ci aspettiamo che la stessa gag sia fatta anche per altre squadre”, aveva detto in diretta. La reazione di Criscitiello fu immediata e brutale: “Vabbè Manuel, ciao, buonanotte! Vai a lavorare a Canale 21, vai! Via, ciao! Chiudiamo il collegamento con Manuel, che qua dentro non ci lavora più”. Un licenziamento in diretta che fece il giro del web e sollevò un dibattito sulla libertà di espressione dei giornalisti e sui limiti del potere editoriale.

Nonostante il clamore mediatico e il sostegno ricevuto, il Tribunale di Milano ha dato ragione a Sportitalia. La sentenza, le cui motivazioni saranno depositate entro sessanta giorni, conferma la legittimità del licenziamento e ribalta le posizioni: non è Sportitalia a dover risarcire il giornalista, ma è Parlato a dover pagare le spese processuali. Una conclusione che fotografa come il diritto del lavoro abbia prevalso sulle considerazioni mediatiche e sull’onda emotiva che aveva accompagnato il caso.

Manuel Parlato ha deciso di rompere il silenzio dopo la sentenza del Tribunale di Milano che ha rigettato il suo ricorso contro Sportitalia. E lo fa correggendo quella che definisce una ricostruzione “inesatta e fuorviante” dei fatti, con una dichiarazione sui social: “Il reintegro? Me l’ha proposto Sportitalia, ho rifiutato io”. La prima precisazione del giornalista è netta e sgombra il campo da equivoci. Parlato chiarisce che è stata la controparte a proporre il suo ritorno in emittente, proposta che lui ha rifiutato “per ovvie ragioni”.

Parlato svela anche un retroscena del procedimento: “In prima udienza, il giudice del Tribunale di Milano Julie Martini aveva proposto un’ipotesi transattiva con un risarcimento pari a 40mila euro. A seguito del rifiuto di entrambe le parti, il giudice si è ritirato a decisione”. C’era dunque stata la possibilità di chiudere la vicenda con un accordo economico, ma né Parlato né Sportitalia hanno accettato il compromesso. Una scelta che ha portato al verdetto di primo grado, con la condanna del giornalista al pagamento delle spese legali.

La parte più dura della dichiarazione di Parlato riguarda lo svolgimento del processo: “Nel corso del procedimento ho prodotto materiale video e documentazione cartacea atti a dimostrare la natura del rapporto di lavoro e le modalità del licenziamento, richiedendo inoltre l’audizione di diversi testimoni. Tali prove e le relative audizioni non sono state ammesse”.

Un’accusa implicita alla decisione del giudice, che secondo il giornalista avrebbe escluso elementi probatori che avrebbero potuto cambiare l’esito del procedimento. La mancata ammissione di prove e testimonianze è uno dei punti su cui probabilmente si concentrerà l’appello. Il giornalista si prepara consapevole delle difficoltà ma determinato a portare avanti la sua battaglia contro quella che definisce una sproporzione di forze: “Ero e sono consapevole di essere Davide contro Golia, anche immaginando le conseguenze di una sconfitta e di una campagna mediatica favorevole alla controparte, che dispone di mezzi e risorse a me non accessibili”.

L’Ordine dei Giornalisti ancora in silenzio
C’è un altro aspetto che emerge dalla vicenda e che Parlato non cita nella sua dichiarazione, ma che resta sospeso come una questione irrisolta: l’esposto disciplinare dell’Ordine dei Giornalisti della Campania contro Michele Criscitiello presso l’Ordine della Lombardia.

Un anno fa, l’ODG Campania aveva definito l’episodio “di gravità inaudita”, parlando di diffamazione verso Canale 21, offesa a un collega e limitazione della libertà di espressione. L’esposto al consiglio di disciplina dell’Ordine lombardo era stato annunciato come imminente, con toni durissimi: “Elementi deontologicamente molto gravi e inaccettabili in un Paese democratico”. Eppure, a un anno esatto di distanza, il consiglio di disciplina dell’ODG Lombardia non si è ancora espresso.Lo riporta Fanpage

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