Marco Bucciantini, giornalista sportivo, parla così del momento di ripresa della Fiorentina ai microfoni di Radio Bruno: “E’ cominciata un’altra stagione dal cambio modulo e dall’arrivo del nuovo ds. Ora è una società strutturata. Una grande città del calcio in difficoltà come Firenze ha bisogno di nomi che incarnano la cultura dello sport e Paratici è uno di questi. Si respira calcio. E’ un’operazione simile a quella che ha portato Modric al Milan: ti riporto alla storia che hai vissuto e che vorresti tornare a vivere. L’effetto Paratici sta anche solo nell’esserci, nel messaggio che dà. Uno che si giocava la Champions al Tottenham è venuto 5 anni qui”.
Sul nuovo assetto di gioco: “Vanoli aveva bisogno di esterni per attuare questo cambio modulo. Aveva già iniziato a provarci prima di avere i nuovi acquisti a disposizione: con Fazzini e Lamptey indisponibili, aveva adattato Fortini, tentando comunque il cambio. Col mercato, Paratici ha preso giocatori utili a proseguire la scelta coraggiosa dell’allenatore. Comprare titolari a gennaio non è semplice”.
Su Solomon: “E’ uno che sa giocare a calcio e questo è sempre un bene per una squadra. Non sempre gioca bene ma ha quello spunto che avrebbe dovuto avere Gudmundsson, anche se l’islandese lo fa più nello spazio aperto. Solomon può restare un po’ di tempo a Firenze. Piace alla gente perché ti aspetti possa sempre fare qualcosa”.
Su Dodo: “Più gli allunghi il campo, più gli fai un piacere. Quando gioca come quinto perde sia davanti che dietro, per me è un numero 2. Quando ha più compiti fa meglio”.
Su Piccoli: “Mi piacerebbe un suo gol, in campo fa sempre quello che va fatto e la Conference potrebbe essere una buona occasione per lui che segna poco in campionato. Pensiamo all’anno di Jovic e Cabral”.
Sugli infortunati: “Gosens non è entrato col Pisa ma ha accettato che, in quella partita, il suo ruolo fosse un altro. Lo si vedeva fare quasi da tramite tra la panchina e la squadra, potendosi muovere più dello staff senza il limite dell’area tecnica. E’ stato in piedi e ha incitato la squadra. Fazzini mi piace, ha vivacità. Dell’azione del gol sbagliato mi è piaciuta la voglia di buttarsi dentro e di farsi vedere dal crossatore. E’ partito, adesso deve arrivare”.
Conclude con uno auspicio per la fase finale di stagione: “Per uscire dalla crisi bisogna accettare che nei momenti difficili si sbaglia ma non bisogna mai perdere il coraggio di provarci, questa è strada giusta. Voglio arrivare alla partita con l’Inter con 30 punti per poi giocarmi al meglio le restanti gare di Conference”.
