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Borja Valero: “I tifosi della Fiorentina sono speciali, ti danno tutto. Rimpianto? La finale di Coppa Italia”

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Borja Valero: “I tifosi della Fiorentina sono speciali, ti danno tutto. Rimpianto? La finale di Coppa Italia”

Redazione

12 Gennaio · 17:38

Aggiornamento: 12 Gennaio 2026 · 18:05

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L‘ex calciatore della Fiorentina si è raccontato in una lunga intervista rilasciata al podcast “Un Secolo Viola”

L’ex centrocampista della Fiorentina, Borja Valero, è stato intervistato dai canali ufficiali del Club, in occasione del suo compleanno. Di seguito le sue parole: “Si prova un orgoglio di far parte della Fiorentina, una società importante con giocatori fantastici. Essere un granello di sabbia in questa spiaggia è per me un motivo di orgoglio. Se penso alla Fiorentina, mi vengono in mente Batistuta, Antognoni, Rui Costa, Baggio, ma anche la Fiorentina di Jovetic che fece bene in Champions League”.

Sul primo impatto con Firenze e la Fiorentina: “All’inizio non volevo venire, avevo altre offerte e negli ultimi anni prima che arrivassi la Fiorentina lottava per non retrocedere, anche perché venivo da una retrocessione. Alla fine mi hanno convinto, e a Moena mi ricordo come fosse ieri la conversazione con Montella, la prima volta che ho parlato con la società. Hanno avuto ragione loro perché è stata una bella scelta. 

Tantissima gente non mi conosceva all’inizio, dopo le prime partite la gente ci passava intorno e non sapeva ancora chi fossimo io e Gonzalo. Ancora adesso, invece, la gente mi ferma se passeggio per il centro. Sono diventato ‘Il Sindaco’ perché a Sassuolo c’era uno striscione che mi ritraeva con la fascia da sindaco e da lì sono rimasto il Sindaco”.

Sull’apprezzamento della gente: “Ha capito che io lasciavo tutto in campo, e, sin dall’inizio ho conosciuto come è il fiorentino, e per loro credo che questo sia importante, e da lì è nato un grande amore in campo ma non solo. Il fiorentino l’ho imparato dai miei amici che lo parlano e questo mi ha aiutato e non a caso vivo ancora a Firenze. Scegliere di rimanere qua nonostante provenga da un’altra città vale anche di più, mia figlia più piccola dice di sentirsi fiorentina ed italiana”.

Sulle differenze tra Madrid e Firenze: “Il fiorentino è molto più ironico ed è l’aspetto che mi ha fatto innamorare della gente fiorentina, il prendere in giro prima se stessi degli altri. A Madrid non siamo così ironici”.

Sulla Fiorentina come unica squadra della città: “Sembra che il calcio unisca tutti i fiorentini, la Fiorentina è Firenze e Firenze e la Fiorentina, ed è qualcosa di quasi unico. Quando la Fiorentina gioca, la città si ferma”.

Sulla Fiorentina oggi: “Adesso sono un tifoso in più della Fiorentina, lo sono anche del Real Madrid, ma guardo con piacere le gare della Viola, che è stata vicina a portare una grandissima gioia alla città”.

Sul Real Madrid: “Ovvio che uno che cresce lì voglia rimanerci per tutta la carriera, ma ad un certo punto mi sono chiesto cosa potessi fare là. Allora ho deciso di iniziare una vita là e sono veramente contento di quello che ho fatto in carriera. In campo ero un giocatore che amava avere il pallone e dare una mano ai compagni anche con la testa e il cuore. Potevo migliorare tantissimi aspetti come i gol, però ero un giocatore di squadra che metteva gli altri nelle condizioni di fare gol”.

Sulla Fiorentina di Montella: “Mi fa rodere che se ne qualificavano solo tre allora mentre noi arrivavamo sempre quarti, è mancato veramente poco. In Europa League potevamo fare qualcosa di speciale, ma a volte incontri avversari che sono più forti di te in quel momento. Non abbiamo rimpianti, peccato perchè siamo stati vicini a fare qualcosa di speciale, anche se siamo nella memoria della gente anche senza avere vinto nulla. Il primo anno è stata una grandissima stagione e nessuno se lo aspettava di poter lottare fino all’ultimo per la Champions League. In ritiro a Moena ci allenavamo con l’80% dei giocatori della Primavera, ma il rammarico è rimasto. La partita più strana con la Fiorentina è stata contro il Pescara, quando Perin era in stato di grazia, ma ricordo altre partite dove potevamo fare qualcosa in più come a Bologna o a Catania”.

Sulla forza di quella squadra: “Era il giusto mix tra bravura dei calciatori e bravura di Montella. Nei tre anni si sono cambiati tantissimi calciatori, ma il nucleo è rimasto lo stesso e l’idea rimaneva quella. L’unico peccato è stato quello di non esser riusciti a vincere, soprattutto nel secondo anno dove avevamo una squadra fortissima e potevamo fare di più. Peccato anche per gli infortuni che ci hanno fatto cambiare modo di giocare, non avevamo più attaccanti”.

Sul peso di Fiorentina-Juventus: “Saremo anche provinciali ma siamo fieri di esserlo. Ne capii l’importanza quando il ragazzo che mi mise Internet a casa mi raccomandò di fare bene con la Juventus. È stato un bel modo di capire come fosse sentita quella partita, ce lo fecero capire anche quelli che già c’erano. Quel giorno lì ho sentito dei boati dalla Fiesole e dalla Maratona che non ho più sentito in vita mia, nonostante l’abbia battuta più volte la Juventus. Sul gol di Joaquin non mi ero reso conto di essere solo, gli ho dato la palla anche male, ma lui è stato molto bravo a fare un gran gol, e ancora oggi mi dice che continuano a scrivergli di quel gol. È stata una partita speciale, anche se ne ho vissute tantissime con la Fiorentina”.

Sul rimpianto più grande: “La finale di Coppa Italia, più per il contorno che per la partita che ci stava perderla. Non me la sono goduta come una finale, e quella partita l’avrei voluta rigiocare perché quel giorno abbiamo vissuto una cosa che non meritavamo nè noi nè i tifosi”.

Sugli aneddoti mai raccontati: “Poco prima di una gara contro la Juventus, andammo a fare una cena con 8-10 giocatori e lo chef ci promise che se avessimo vinto, ci avrebbe preparato la cena a casa di uno di noi. Vincemmo e la preparò da Ambrosini. La sfida cucina con Pasqual? Me la ricordo, lui fece la paella e io la ribollita”.

Sul giocatore più forte con cui ha giocato: “Giuseppe Rossi era uno dei più forti, senza infortuni sarebbe arrivato ancora più lontano, anche perché l’ho visto senza infortuni al Villareal. Potrei citare anche Salah, che abbiamo avuto per soli sei mesi. Lo stesso Joaquin è un giocatore che è stato sottovalutato. Mario Gomez è uno da cui ci aspettavamo qualcosa in più, era arrivato per alzare il livello, dopo che aveva vinto la Champions League, ma anche per gli infortuni non l’abbiamo mai visto a quei livelli”.

Sulla Fiorentina di Paulo Sousa: “Non riesco a capire il rendimento diverso tra i due gironi. Avevamo una rosa poco bilanciata: avevamo 12 giocatori molto forti, ma nel mercato di gennaio non siamo stati aiutati. Potevamo arrivare in Champions, invece siamo arrivati dietro ai piazzamenti degli ultimi tre anni, ma i primi sei mesi sono stati di calcio veramente bello a livello tecnico-tattico e le squadre avevano paura di affrontarci, poi forse hanno anche capito il nostro modo di giocare e anche per questo siamo calati”.

Su Montella e Sousa: “Mi aspettavo che Montella potesse arrivare a grandi livelli, può ancora crescere e fare bene e gli auguro il meglio. Per le idee tattiche di Sousa mi sarei aspettato anche di più, che potesse allenare una squadra importante, ma il calcio non è semplice. Hanno ancora tempo”.

Sul ritorno in viola: “Mi creava tristezza giocare senza pubblico dopo quello che avevo visto a Firenze e credo si vedesse anche nel mio atteggiamento. Ho avuto vari infortuni e abbiamo lottato per non retrocedere, cosa che non volevo per la Fiorentina. Ho fatto più l’allenatore, dato che non potevo giocare. Non potevo finire la carriera con la retrocessione della Fiorentina, non ce lo meritavamo. Poi la Fiorentina è rinata ed è ripartita”.

Sulla vittoria contro la Juventus a Torino: “Era importante a livello psicologico, me la ricordo bene anche perché sono stato protagonista al 100%. Non è facile vincere 0-3 a Torino”.

Sul progetto di Commisso: “A me ha colpito molto quando sono tornato a Firenze in quella situazione complicata. Loro sono stati molto positivi nei nostri confronti, mai una parola negativa, sempre con noi. Vuole sempre fare di più per far migliorare la Fiorentina e ci è riuscito. La Fiorentina ha fatto due finali di Conference e non è scontato, e contro l’Inter in Coppa Italia si poteva vincere. Credo che quest’anno si possa fare un gradino in più per far diventare la Fiorentina quella che io sognavo fosse quando ci giocavo io”.

Sull’unicità di Firenze: “I tifosi sono speciali: ti danno tutto, ma son pronti alla critica se non fai quello che si aspettano. I giocatori lo devono capire  subito, perché questo ti aiuta fin da subito. A volte sono una montagna russa di emozioni. Sono esigenti, perché non solo vogliono vincere ma anche farlo in un certo modo, perché se non li fai godere col gioco per loro non è abbastanza. Nelle difficoltà ti danno tutto sempre e ti trascinano, ma anche quando si andava bene c’erano delle critiche, come nella semifinale di Europa League, che è un traguardo importante. Dopo aver perso lì 3-0, al ritorno mi fischiarono ma non me la sono presa. Devi sapere gestirli”.

Sul Viola Park: “Struttura unica, peccato non averla avuta quando giocavo perché ti dà qualcosa in più ed è solo una fortuna per la Fiorentina avere tutto questo, compreso per il settore giovanile. Ho la fortuna di veder mio figlio allenarsi in una struttura del genere, gli stanno trasmettendo i giusti valori e questa è la base di tutto”.

Sulle prospettive della Fiorentina: “Mi auguro metta le basi per crescere piano piano, che dia fastidio alle grandi e e che capiti di stare anche sopra di loro”.

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