Ci vuole Gud. C’è bisogno del talento e della qualità di Gud. Perché Gud è uno di quei giocatori che sanno prendere per mano la squadra e portarla chissà dove. Tutto vero. Anzi, no. Perchè se c’era una partita dove la Fiorentina avrebbe voluto e dovuto mettersi nei piedi, nella testa e nelle giocate dell’islandese, quella partita era proprio Crystal Palace-Fiorentina. Palcoscenico internazionale, profumo di Europa da conquistare, voglia di sognare, erano questi gli ingredienti che però Gud non è riuscito a mettere insieme.
Macchè. Eppure in quanti (praticamente tutti) erano pronti a giurare che in una squadra priva di Kean, il predestinato a far girare bene le cose sarebbe potuto essere Gudmundsson. Illusione. E invece… invece ecco impacchettato l’ennesimo flop che va a consolidare un rendimento segnato da un grafico fibrillante: una partita bene e le successive, due, anche tre, da dimenticare. Gud nella notte di Londra non è pervenuto. Un paio di giocatine e poi l’ombra. La sua ombra picchettata da una serie di uno contro uno mai vinti e incursioni a mezz’altezza con la porta rimasta lontana anni luce. Eppure in una zona-gol senza Moise di spazi ce ne potevano essere. Ma bisognava inventarli, cercarli e non aspettare chissà quale colpo di bacchetta magica. Bacchetta che comunque non avevano nelle mani anche i vari Piccoli, Harrison, Ndour. Gud, insomma, ha saltato anche questo appuntamento. E così Firenze e la Fiorentina continuano ad aspettare quel talento che Gud ha (dovrebbe avere) ma che dalle parti viola si è visto poche, troppo poche, volte. Lo riporta La Nazione.
