Nelle pagine di La Nazione troviamo le parole di Benedetto Ferrara: “Paolo Vanoli difficilmente dimenticherà questa seconda esperienza fiorentina. Nella prima segnò un gol che valse una coppa e fece un volo dalla sua Harley durante un ritiro surreale in costa Smeralda. Questa volta è stato richiamato per salvare il salvabile e lui, uomo coraggioso, ha accettato la sfida, rischiando un invecchiamento precoce e molte notti insonni. Al Viola Park il Renato Zero della panchina ha trovato un gruppo sgonfio, sgretolato, costruito a casaccio e immobilizzato da un terrore inspiegabile. A Reggio Emilia ha visto sul campo quello che nessun allenatore vorrebbe mai vedere: un litigio sul dischetto del rigore e poi parole grosse e non solo volare nello spogliatoio. Tutti segnali di allarme rosso. La Fiorentina era confinata nel sottoscala della classifica ma nessuno sembrava farci caso. Nel frattempo si era dimesso il direttore sportivo, Vanoli non sapeva più con chi parlare, al massimo si confrontava col giardiniere del Viola Park, ma la sua squadra provava a crescere tra alti (pochi) e bassi.
Serviva la famosa scintilla, ma il suo gruppo continuava a sembrare una bella auto con la batteria scarica. In più Vanoli faceva i conti con l’impossibilità di cambiare strada dal punto di vista tattico. Ma come è possibile non avere in rosa nemmeno un esterno offensivo? Quanta tequila si erano scolati prima di tirar giù un’idea di squadra? Beh, qualche medaglia sul petto l’allenatore se la potrebbe pure attaccare. Parisi esterno alto a destra. Idea geniale, a cui il ragazzo ha risposto alla grande arrivando ad essere ciò che non era mai stato a Firenze: un giocatore imprescindibile. E poi? Poi Vanoli è riuscito a trasformare Fagioli nel regista che mancava. Pioli non c’era riuscito, e anche questo fa parte dei misteri del pallone. Sicuramente l’arrivo di un nuovo direttore sportivo lo ha aiutato a sentirsi supportato mentre sulla salita si alzava sui pedali. Certo, di errori ne ha fatti, il buon Vanoli. La formazione di Udine ce lo ricorda bene, e anche qualche conferenza stampa a caldo senza capo né coda. Ma forse il non nascondere le proprie emozioni nei momenti più difficili può essere anche un valore. In panchina è una furia, davanti ai microfoni un uomo e un allenatore sincero. E questa può considerarsi una qualità. Lui difende il gruppo ma quando si è sentito tradito non lo ha nascosto. Al Viola Park lo descrivono come un lavoratore pignolo e anche come un uomo educato sempre disponibile all’ascolto. Insomma, Vanoli non è un allenatore tutto immagine e distintivo.
La Fiorentina non è ancora salva, eppure dopo la Coppa e la vittoria di Cremona tutti hanno la sensazione che l’aria sia cambiata. C’è un finale tutto da scrivere e la corsa continua. Insomma, se la Fiorentina sboccia come un fiore a primavera sarà soprattutto merito di Paolo Vanoli, che non sarà un brand scintillante ma solo un buon tecnico che sta dando l’anima per la Fiorentina. E, diciamocelo, questo non è poco”.
