Dentro al Viola Park. Il patto tra il tecnico e i calciatori, tra i calciatori e il club, tra il club e il tecnico, nella necessità di mettere la Fiorentina avanti a tutto per tutelare una storia calcistica centenaria e una città che per essa ha passione fortissima e viscerale, ma che pochissime volte come nella stagione in corso non si è viceversa sentita rappresentata dalla Fiorentina. Questa. E allora c’era bisogno di parlarsi, di sfogarsi e di capire il senso di certe frasi («I calciatori si facciano un esame di coscienza», aveva dichiarato Vanoli lunedì notte commentando a caldo la pessima prestazione di Udine), di dirsi gli errori che continuano a ripetersi e non per cercare colpevoli, ma per individuare soluzioni definitive una volta per tutte che aiutino la squadra a venire fuori dalla scomodissima posizione di classifica prima che sia troppo tardi, quando all’orizzonte ci sono due partite di seguito all’altra che, se non lo decideranno, di sicuro indirizzeranno il campionato viola: Parma al Franchi e Cremonese allo Zini.
Non il primo confronto al Viola Park, secondo un modus operandi consolidato nelle settimane, e nemmeno sarà l’ultimo a prescindere dai risultati nelle prossime partite, però va ribadito il peso specifico di quello che è stato ieri alla ripresa degli allenamenti. A proposito: si poteva evitare il giorno libero dopo una sconfitta rimediata in quella maniera? Si poteva evitare, ma a volte è meglio non aggiungere pressione dove ce n’è già troppa e l’importante piuttosto è che il gruppo abbia recepito il senso del giorno libero nel modo giusto. Non è questione di punizioni o di premi, ma di consapevolezza. E visto che siamo a marzo e all’ingresso della 28ª partita sul calendario delle 38, non ce ne sarebbe dovuto neanche essere bisogno. Siccome invece c’è, il confronto di ieri si spera l’abbia risolto una volta per tutte. Perché ne va della credibilità di questa squadra, o di quel che ne rimane, da spendere nella maniera necessaria. Ne va soprattutto della permanenza della Fiorentina in Serie A. Obiettivo, anzi dovere, che è vietato disattendere. Lo scrive il Corriere dello Sport.
