Nelle pagine del Corriere dello Sport troviamo un articolo di Alberto Polverosi: “Un colpaccio viola: il massimo risultato (un ottimo risultato) con il minimo sforzo. Con i giovani e le riserve, ma anche con pieno merito, la Fiorentina è passata in Polonia e ha quasi chiuso la qualificazione agli ottavi di Conference. Il gol decisivo, quello che ha piegato la partita, ha una storia che vale la pena raccontare, una storia di riscatto che fa onore a un giocatore che aveva perso tutto, la fascia di capitano e il posto in squadra. Quando Luca Ranieri era titolare fisso, in campo aveva un atteggiamento un po’ artefatto, troppe faccine, troppi ruzzoloni in terra, troppe proteste. Vanoli gli ha tolto la fascia e l’ha consegnata a De Gea, poi gli ha tolto il campo e l’ha consegnato a Comuzzo e Pongracic. Non sono stati giorni facili per questo ragazzo, che si è ripensato e qualcosa ha cambiato dentro di sé, almeno vedendolo ora in campo. Sabato scorso, Ranieri è tornato da titolare e la Fiorentina ha vinto a Como. Ieri seconda consecutiva da titolare e con i gradi di capitano: sul cross pennellato da Fazzini ci ha messo la testa, segnando il suo settimo gol in Conference. C’è un altro aspetto positivo che va preso in seria e piacevole considerazione nella gelida serata polacca: la Fiorentina aveva in campo nove italiani, molti giovani già nel giro delle Under azzurre, mentre lo Jagiellonia, squadra polacca, aveva solo cinque giocatori di casa.
I viola hanno meritato la vittoria per l’impatto sulla partita a inizio ripresa e per quei quarantacinque minuti che hanno travolto lo Jagiellonia con tre gol (splendida la punizione di Mandragora, quella del 2-0). Sul primo tempo meglio sorvolare, solo il terreno di gioco sembrava adeguato al livello della partita. Campo pessimo, partita pessima. O magari, se uno vuole essere benevolo, si può dire anche che quell’erba posticcia e quelle buchette sparse ovunque sono state complici di una gara che non stava dicendo niente. Del resto la sfida con il Pisa non è lontana e quella conta. Bastava dare un’occhiata all’elenco dei giocatori rimasti al Parco Viola per capire quanto significasse questo spareggio di Conference rispetto al campionato. Squadra nuovissima, con il minimo indispensabile di titolari, come Mandragora squalificato in campionato, Gosens (ma Parisi sta meglio di lui), Comuzzo e Ranieri (ne giocherà uno solo dei due contro il Pisa). Durante la ricerca di un briciolo di intesa, la Fiorentina ha sbagliato tanto sul piano tecnico, come spiegava bene un dato statistico alla fine del primo tempo: appena il 75 per cento di precisione nei passaggi. Perfino Vanoli, quando Comuzzo ha messo fuori una palla calciata malissimo, si è infuriato stile-Allegri, si è tolto il giaccone (nonostante il -8°) e l’ha scaraventato in panchina. L’allenatore aveva modificato il modulo, passando al 4-2-3-1, per consegnare a Fabbian il ruolo più adatto alle sue caratteristiche, quello del trequartista e va detto che l’ex bolognese nel primo tempo è stato l’unico viola pericoloso. Dopo l’intervallo è cambiata la faccia di una squadra che sembrava improvvisata e che invece si è ritrovata tutta insieme. Convinta, cattiva e aggressiva: testa-gol di Ranieri, palla-gol di Fazzini, punizione-gol di Mandragora, rigore-gol di Piccoli. Vale molto meno della Champions, meno dell’Europa League, ma un 3-0 in trasferta in una coppa fa sempre bene. E poi è la prima volta in questa stagione che la Fiorentina vince due partite di fila, peraltro tutt’e due in trasferta. Se non svolta adesso, non svolta più”.
