Diamo a Vanoli quel che è di Vanoli e alla Fiorentina quel che è della Fiorentina. All’allenatore di aver preparato molto bene la partita sul ritmo (da spezzare) e sulle linee di passaggio da orizzontali a verticali del Como (da impedire). Alla squadra (ieri tredici calciatori in campo con due cambi nei dieci minuti finali recupero compreso) di aver spostato il piano dalla teoria alla pratica mettendoci (finalmente) l’attenzione e la sostanza necessarie.
Una mano a Vanoli e alla Fiorentina l’ha data indubbiamente la formazione schierata da Fabregas, che mai o quasi mai ha trovato le contromisure giuste, tutta concentrata sul calcio che il tecnico ha trasmesso senza stavolta velocità e qualità. De Gea e compagni si sono appoggiati volentieri al tran-tran monocorde degli avversari, sponda comoda per niente concedere, e poi hanno aggiunto una dote altrettanto fondamentale a quelle sopra citate: la concretezza per sfruttare gli episodi favorevoli casomai si fossero presentati.
E si sono presentati dentro una sfida da 67-33 nel possesso-palla a favore del Como e da 16-7 nei tiri sempre per gli azzurri. Il primo diventava 1-0 per la Fiorentina, grazie al numero di Fagioli che riprendeva il pallone respinto male da Kempf dentro l’area comasca, lo portava avanti saltando facile il tedesco per nulla reattivo e, infine, spiazzava Butez a tu per tu con una finta per infilare l’angolino con tocco d’autore. Il secondo dava il raddoppio, dopo che Mandragora si conquistava il rigore sul fallo ingenuo e futile di Perrone, lasciava volentieri il compito di andare sul dischetto a Kean («per non ripetere il casino di Reggio Emilia col Sassuolo», per dirla con le parole rilassate del centrocampista campano) e il centravanti tirava un rigore da far vedere nelle scuole-calcio: settimo gol in campionato per l’ex Juventus, che lontano da Firenze non segnava dal 25 maggio scorso a Udine. E soprattutto 2-0 per la Fiorentina.
Ma era comunque lunga per arrivare al 90’ e la squadra viola lo sapeva, anche se il Como in tutti i 45 minuti iniziali non aveva mai fatto paura a De Gea e anche se nel secondo tempo aveva ricominciato più o meno alla stessa maniera. Nonostante Moreno per Valle e Jesus Rodriguez per Kuhn subito in campo al rientro dagli spogliatoi: queste le mosse di Fabregas per provare ad alzare livello e qualità. Così non era. La Fiorentina scappava via e rischiava soltanto al 20’ sul tiro di Morata addosso a Vojvoda che diventava un assist a due metri dalla porta viola non colto da Ramon, quando il tecnico spagnolo aveva già inserito pure Morata e Addai, e ad alzarsi a proposito era il nervosismo.
Vanoli non lo conteneva e veniva espulso (25’), il Como più ancora ne subiva gli effetti deleteri e non riusciva a capitalizzare l’autogol di Parisi (32’) sul cross di Jesus Rodriguez, provandoci se non con una serie di azioni confuse in mezzo a picche e ripicche in campo con Morata protagonista in negativo, mentre la Fiorentina controllava senza affanno alcuno e Piccoli – sull’idea illuminante di Ndour (48’) – aveva l’occasione per chiudere i conti: l’ex Cagliari decideva di adeguarsi con un (mezzo) tiro moscio che graziava Butez, ma l’errore non impediva alla Fiorentina di portarsi a casa tre punti su cui, adesso davvero, ha il compito di costruirci sopra la salvezza. Lo riporta il Corriere dello Sport.
