Ecco il vero Pongracic. Per l’atteggiamento ora (pro)positivo, perché leader lo è sempre stato trasferendo sul campo una naturale considerazione dei propri mezzi, ma vederlo incitare i compagni, fare una corsa in più, abbracciarsi con Comuzzo dopo una chiusura fatta bene, e non da domenica al Dall’Ara, è la prova che la Fiorentina ha finalmente il centrale che pensava di avere fin dall’estate 2024 per sostituire Milenkovic.
Da difensore che abbina la qualità dei piedi buoni nell’impostazione alla capacità di marcare l’attaccante avversario concedendogli il meno possibile, che riduce il margine d’errore di ogni giocata al minimo, che dà sicurezza a tutta la squadra e in primis a De Gea, che guida e dirige con l’esempio come sa fare chi è padrone del ruolo. Il club viola aveva speso 16 milioni (15+1 di bonus) strappandolo al Rennes che aveva già raggiunto l’accordo con il Lecce. Cominciava una storia in comune che nel primo anno non ha riservato grandi soddisfazioni, né alla Fiorentina né a Pongracic: appena 20 presenze in campionato e quasi tutte concentrate nella seconda parte, dopo una fase da agosto a gennaio piena di problemi, e 8 in Conference League.
E figurarsi da agosto a dicembre 2025 da poco consegnato agli archivi: l’ex Wolfsburg poteva rimanere immune al virus da prestazioni e risultati della formazione che è stata di Pioli e poi di Vanoli? Spesso travolto da errori e passaggi a vuoto che hanno caratterizzato col segno meno quasi tutte le partite sue e dei suoi compagni. Con una differenza: che Pongracic stavolta c’è sempre stato. Quando le cose andavano male e la Fiorentina era ultima in classifica, e quando le cose hanno cominciato ad andare meglio nella risalita in classifica appena iniziata. Ha già messo insieme le presenze della passata stagione (19 in Serie A dove ha saltato soltanto l’Inter per scelta tecnica e il Sassuolo per squalifica, e 7 in Conference League). Ma anche qui c’è una differenza, sostanziale e decisiva: il passaggio dalla difesa a tre alla difesa a quattro. Che l’allenatore varesino ha messo in pratica dalla gara con l’Udinese (21 dicembre), scegliendo da allora sempre la coppia Pongracic-Comuzzo. E non è un caso che il rendimento del croato (e del soldato Pietro) sia cresciuto in maniera netta e continua: si integrano, si dividono la marcatura, si sostengono e si coprono a vicenda. Anche negli sganciamenti offensivi: Comuzzo ha segnato contro il Milan, Pongracic ci è andato vicino contro il Bologna. Ma è un altro Marin. Lo riporta il Corriere dello Sport.
