Nelle pagine del Corriere Fiorentino oggi in edicola troviamo un pezzo a firma di Ernesto Poesio: “Non sarà facile, per niente. Soprattutto se, come si è avuto l’impressione dopo l’Udinese, basta una vittoria per perdere quell’umiltà nel modo di stare in campo, nel contrastare gli avversari, nel lottare su ogni pallone, che a Parma ha fatto la differenza, a favore però degli emiliani. Con il tonfo al Tardini la Fiorentina ha quasi eguagliato il numero di sconfitte totali dello scorso campionato (11). Un numero che dà la dimensione di quanto la classifica sia a oggi seriamente compromessa e di come il lavoro di Vanoli fino a questo momento non abbia generato frutti molti diversi da quelli di Pioli. Perché il problema, ormai è lampante, è nelle radici di una squadra assemblata male e gestita peggio, dove i problemi invece di occasioni per migliorarsi sono diventate montagne e poi valanghe che hanno travolto lo spogliatoio. Prova ne è, al di là delle dichiarazioni (fino a quando ci sono state) rassicuranti di rito, che l’unico atto davvero riconoscibile della gestione Vanoli sia stato il cambio di fascia, passata dal braccio di Ranieri a quello di De Gea.
È in questa polveriera, insomma, che dovrà iniziare a lavorare (e senza molto tempo a disposizione) Fabio Paratici. Un compito arduo tanto più che, secondo quanto emerge, non sarà quel dirigente «a pieni poteri» che da più parti era stato invocato. Il «total control» come sempre resterà in mano a Commisso e a chi, a Firenze, ne fa le veci cioé il direttore generale Alessandro Ferrari. Nessuno stravolgimento dunque, nella speranza che basti il mercato a cambiare il volto della Fiorentina. Sarà sufficiente per la salvezza? Le statistiche basate sui precedenti in realtà non regalano grandi speranze, le proiezioni e gli studi con gli algoritmi nemmeno. Però la Fiorentina ha il dovere di provarci fino in fondo e di mostrare almeno di non meritare le ultime posizioni. Sarebbe già un passo avanti, fino a oggi non ci è proprio riuscita”.
