È una crepa, forse minuscola, ma sufficiente a far filtrare finalmente un po’ d’aria nuova dentro la Fiorentina. La crepa si è aperta a Bergamo, nel momento esatto in cui Paolo Vanoli ha lasciato scivolare una frase che sa tanto di svolta: «Forse questa settimana, avendo il tempo di allenare la squadra a pieno regime, posso trasmettere ancora di più le mie idee». Idee che, a sorpresa ma non troppo, potrebbero portare la Viola lontano dal 3-5-2, un modulo che a Firenze appare ormai come un vestito logoro: non convince, non entusiasma e, soprattutto, non rende. La prova di Bergamo – l’ennesima fotocopia di un copione già visto – ha ribadito la natura stantia del sistema. Nonostante la Fiorentina l’avesse utilizzato per mesi, nello scorso campionato, con Palladino e malgrado un mercato costruito per esaltarlo, tra centrali in abbondanza e totale mancanza di esterni offensivi, la squadra continua a muoversi dentro il 3-5-2 come se indossasse scarpe di un numero sbagliato.
Ecco perché , visto il calendario che sta per iniziare e in attesa del mercato di gennaio, Vanoli non vuole che diventi a lungo andare un alibi. E così, già sabato al Mapei contro il Sassuolo, potrebbe nascere una Fiorentina diversa. La confessione del tecnico in sala stampa è stata chiara: «Purtroppo questa squadra non ha esterni ma il recupero di Gosens sarà fondamentale per come attacca la porta». Una fotografia precisa di ciò che potrebbe accadere nell’immediato: il 4-4-1-1, lo stesso schema provato da Pioli a inizio stagione contro il Como. Allora fu un esperimento interrotto sul nascere, oggi invece potrebbe diventare il punto di ripartenza. La soluzione prevede quattro terzini contemporaneamente: Parisi e Fortini bassi, Dodo e Gosens nel ruolo di cursori di fascia.
Una scelta che darebbe profondità all’azione e più protezione a una difesa che, nelle ultime settimane, ha riperso certezze. Non è l’unica idea, però. Perché Vanoli sta accarezzando anche il 4-3-1-2: un modulo più verticale, con Dodo e Gosens unici esterni, una mediana tecnica e muscolare (Mandragora-Fagioli-Sohm) e soprattutto una trequarti affidata a Gudmundsson, il giocatore più adatto per accendere Piccoli e Kean come già intravisto nel finale di Bergamo. C’è però un punto fermo: la difesa a quattro.
Un taglio netto col passato, una scossa necessaria per restituire entusiasmo a un reparto che fa acqua da troppe partite. E la squalifica di Pongracic a Reggio Emilia, paradossalmente, offre la spinta definitiva: se strambata deve essere, stavolta sarà senza possibilità di ritorno. Lo riporta La Nazione.
