La villa al numero 7 di Alford Drive a Saddle River, New Jersey, è immersa in un silenzio che non ha nulla di improvviso. È un silenzio sedimentato, racchiuso dentro la proprietà fatta di alberi secolari e recinzioni in pietra che nascondono l’interno. Rocco Commisso se n’è andato a 76 anni con la discrezione dei patriarchi che sopravvivono a sé stessi. Il presidente della Fiorentina è morto venerdì pomeriggio intorno alle quattro, nella suite di un ospedale privato dove era ricoverato da novembre per l’aggravarsi della malattia. La ricchezza, le battaglie pubbliche, l’orgoglio dell’emigrato arrivato, tutto resta fuori dal cancello.
Commisso, dice chi lo conosce e ha saputo della morte da una delle sorelle del presidente, ha sempre creduto fino in fondo nel controllo di tutto, ma si è dovuto arrendere all’unica cosa che non si controlla: la fine. Però avrebbe fatto in tempo a pensare a tutto il resto, incluso il futuro della Fiorentina. Commisso ha respinto in passato le offerte per cedere la società, ma con l’aggravarsi della malattia ha accelerato i negoziati perché si trovasse un accordo con il Comune di Firenze per far parte del progetto dello stadio, e inserirlo come patrimonio per aumentare il valore e l’eventuale appeal sul mercato. Questo non significa che il club sia in vendita. Lo scrive La Repubblica
