Studia, viaggia, osserva e si aggiorna. In attesa della chiamata giusta, dell’opportunità ideale, del progetto che più si avvicina alle proprie idee di calcio. Non uno qualunque, ma uno di quelli in cui il denaro non conta più del traguardo sportivo. Il campo, prima di tutto.

Pensieri e parole di Cesare Prandelli, allenatore che si è messo alle spalle la delusione di Valencia e che sta valutando in questo periodo le tante offerte ricevute finora, sia dai club che dalle Nazionali. Eventualità, quest’ultima, comunque scartata a priori. Per lui, Nazionale, vuol dire solo Italia. Nient’altro. Nel suo domani c’è il lavoro quotidiano.

Il tecnico classe ’57 concede una lunga intervista esclusiva a TuttoMercatoWeb in cui, oltre a considerare la breve e deludente (non per colpe proprie) esperienza spagnola, fa il punto sul proprio futuro. In questo senso, inevitabile una domanda sulla Fiorentina. La ‘sua’ Viola, società che a fine stagione saluterà Paulo Sousa e ora alle prese con le valutazioni del caso per la scelta del suo successore.

A settembre ha scelto di misurarsi in un campionato importante come la Liga. Qualcosa, però, è andato storto.
“Senza voler far polemica, questo voglio sottolinearlo, ma dico non c’è stata chiarezza. E osservando da fuori quello che è stato fatto dopo il mio addio sembra che la società abbia deciso di operare proprio come avremmo voluto fare noi dal momento del nostro arrivo. Purtroppo non ci hanno ascoltato”.

Qual è stato il momento in cui ha definitivamente deciso di dimettersi?
“Eravamo d’accordo su ogni aspetto. Avevamo stilato un programma preciso e ben definito che mi soddisfaceva, poi è cambiato tutto nel giro di pochi giorni. Per tre mesi ho avuto fiducia al netto di quello che la società mi aveva promesso, ed ero soddisfatto dopo l’incontro di inizio dicembre a Singapore con Lim (il proprietario, ndr). Pochi giorni, una ventina circa, ed è cambiato lo scenario. Mi sono sentito preso in giro, inevitabile la decisione di dimettermi. Non c’erano alternative”.

Su cosa si è concentrato in questi mesi?
“Quando un allenatore è fermo viaggia, osserva, studia, guarda tante partite, si documenta e si aggiorna. Lo stesso vale per me. Mi ritrovo con i miei collaboratori per fare tutto questo. Si è fermi dal punto di vista contrattuale, ma non nella pratica. Si lavora comunque in questo modo”.

Dopo le ultime esperienze all’estero, c’è ora la giusta motivazione per tornare in Serie A?
“Non farei alcuna distinzione tra l’Italia e gli altri Paesi, dipende solo ed esclusivamente dal progetto che viene proposto. Questo è l’aspetto fondamentale. Le squadre sono tantissime, ma i dirigenti che realmente hanno voglia di portare avanti e sviluppare un certo tipo di idea sono sempre meno. Sembra si anteponga l’aspetto economico, con l’obiettivo di concretizzare sempre più plusvalenze e migliorare il bilancio. Paradossalmente l’aspetto sportivo e i traguardi puramente tecnici passano in secondo piano. Pertanto non chiudo a nulla. Serie A oppure estero, dipende dalla volontà e dalla voglia di migliorare insieme e crescere con un progetto preciso. Ascolto tutto e tutti, poi traggo le mie conclusioni”.

Alla Fiorentina l’addio a fine stagione di Paulo Sousa non è certo un mistero: chiuderebbe a priori a un ritorno?
“Ho lavorato 5 anni a Firenze e mi sono trovato benissimo. Lo sanno tutti e anche i risultati lo confermano. Voglio bene al popolo fiorentino, amo la città e il pubblico viola. Io stesso mi sento amato. Per il momento non posso aggiungere altro. Se la società avesse già in mente su chi andare per la prossima stagione, beh… a quel punto non potrei fare altro che il tifo per la Fiorentina. Forza Viola, come sempre”.

L’ex ct azzurro prosegue: “Io non devo propormi a nessuno, non l’ho mai fatto e mai lo farò. Non rientra nel mio modo di fare. In tanti lo fanno, tante persone telefonano a destra e sinistra, non io. Se qualcuno volesse puntare su Prandelli, saprebbe dove trovarlo”.

Come descriverebbe il rapporto attuale tra lei, la famiglia Della Valle e il ds Corvino?
“Non ne farei una questione di rapporti. Dopo 5 anni di lavoro insieme normale possano esserci dei contrasti, ma poi non abbiamo avuto alcun tipo di problema. Ci siamo visti di recente sia con i Della Valle che con Corvino in occasione della festa per i 90 del club. Andrea e Diego sono sempre stati molti gentili con me, abbiamo parlato tranquillamente. Stesso discorso per Pantaleo. Ci siamo salutati, niente di più”.

Dopo Valencia sono arrivate molte offerte: respinte per quale motivo?
“Sì, varie chiamate. Già il giorno successivo alle mie dimissioni sono arrivate delle proposte, ma ho deciso di non valutarle nemmeno. Non ho ritenuto opportuno tornare subito in pista, anche per una questione di rispetto nei confronti dello stesso Valencia. In Italia, invece, mi sembra ci siano diversi movimenti. Movimenti che, almeno per il momento, non mi hanno però ancora coinvolto”.

Possibile vederla nuovamente su una panchina di una Nazionale?
“Varie Nazionali hanno pensato a me di recente, ma anche in questo caso ho deciso di declinare. Per me la Nazionale è solamente una, quella italiana. Quando tornerò al lavoro sarà per un club”.

 

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