Innanzitutto permetteteci una divagazione al di fuori del mondo viola: per noi che abbiamo vissuto la serie A senza sponsor, senza orpelli, senza nomi sulle maglie, vedere oggi gli stessi nomi (nello specifico, dell’Inter) scritti in cinese… è stato una sorta di trauma. Profondo e probabilmente irreversibile. Chiediamo scusa a Meazza, a Piola, a Valentino Mazzola. A Gianni Rivera, a Sandro Mazzola, a Gigi Riva. A Gianni Brera, a Beppe Viola, a Sandro Ciotti. Al marchese Ridolfi, a Italo Allodi, ad Artemio Franchi. E potremmo continuare all’infinito. Chiediamo scusa a tutti coloro che hanno contribuito a costruire il calcio italiano, renderlo vincente: attraverso quattro titoli mondiali, un titolo europeo, un titolo olimpico. Chiediamo scusa, e basta. Anche se non è colpa nostra…

  • Detto questo, passiamo al pomeriggio di Udine. E subito il dubbio ci sorge spontaneo: sono due punti persi, oppure uno guadagnato? Come al solito la verità sta nel mezzo: se guardiamo lo svolgersi della partita, con quel finale all’arma bianca, con Musso (il portiere avversario) migliore in campo, allora sono due punti persi. Se però guardiamo alle insidie che nascondono certe partite (il classico Davide contro Golia), alla cabala, all’andamento della partita stessa, diciamo che… non è né uno nell’altro. E’ un pareggio, fuori casa, e per tale deve essere preso. Anche perchè il campionato (bontà sua) ci aspetta: la Samp perde a Napoli, Toro, Sassuolo, Milan e Roma pareggiano, l’inter addirittura perde… E la classifica resta immutata. Sussiste un problema di fondo: questa Fiorentina non vince. Quantomeno, fatica a vincere. La squadra di Pioli, in campionato, ha totalizzato 10 pareggi su 22 partite: Frosinone, Bologna, Genoa e Udinese, i casi più eclatanti. Quattro punti che potevano essere 12. Ed allora la classifica avrebbe visto i viola a 39 punti, quarti da soli in piena corsa per la Champions League. Mentre oggi, al nono posto, la Fiorentina è ai margini della quota Europa League. Che vuol dire questo? Che c’è un problema di mentalità, di atteggiamento, che (nella testa dell’allenatore) un pareggio vale più del rischio di perdere la partita. Ed invece è l’esatto contrario. Un pareggio vale un punto, una vittoria ne vale tre. Qualcuno lo dica a Pioli, il nuovo Mister X. Se vinci una partita su tre, vale più di pareggiarne due… sempre su tre. Se un tempo i due punti a vittoria giustificavano il pareggio (ricordate? La famosa media inglese…) oggi è obbligatorio vincere. Inseguire i tre punti. A costo di perdere due partite su tre, ma almeno vincerne una.

Chiudiamo guardando il bicchiere mezzo pieno: se in campionato un pareggio è una mezza sconfitta, in coppa Italia (alla luce di una semifinale che si disputerà in due partite) il pari può essere una mezza vittoria. Sopratutto se conquistato in trasferta. Restano famosi i due pareggi del 2003, tra Milan ed Inter, in semifinale di Champions League: totale delle reti… 1-1. Peccato che il Milan avesse segnato “fuori casa”, con accesso diretto (per la regola dei gol che valgono doppio) alla finalissima con la Juventus. Da questo cosa se ne evince? Che in partite di andata e ritorno, un po’ di prudenza non guasta. E Pioli, in quanto a prudenza, è un maestro. Quindi, aspettiamo la Fiorentina in finale, se possibile non contro la Lazio. Meglio contro il Milan. Gradiremmo una finale in campo neutro.

  • Ultima annotazione del bicchiere mezzo pieno, la prestazione odierna di Edimilson Fernandes. Lo svizzero (seppur tutto sembri meno che un abitante di Basilea) ha 22 anni, ha esperienza nella Premier, può ricoprire tutti i ruoli del centrocampo, mostra voglia di crescere e maturare. Al netto di ingenuità colossali come nella partita con la Sampdoria. Edi è una mezzala, ha fisico, gamba e tiro da fuori. Sopratutto Pioli ci crede, e quando Pioli crede in un giovane… va colto al volo. Insomma, Edimilson Fernandes (svizzero, lo abbiamo detto), di passaporto portoghese ed origini capoverdiane, vale sette-otto milioni. Il prezzo del suo riscatto dallo West Ham. Lo sappiamo, non poco. Noi però non avremmo dubbi, e (crediamo) non li avrà nemmeno Corvino.