Raffaele Palladino racconta la sua verità nell’edizione odierna de “La Gazzetta dello Sport“.
L’allenatore campano parla per la prima volta ai media dopo le dimissioni dalla panchina della Fiorentina presentate ad inizio Giugno.
“Con Galliani a Monza mi trovavo su tutto, a Firenze non era cosi’.
Io intendo il calcio come un puzzle tutti i pezzi si devono incastrare.
Sono orgoglioso di quanto fatto a Firenze ma non c’erano le condizioni per proseguire insieme. Idee e visioni troppo differenti.”
Sul rinnovo con la Fiorentina:
“Non sono mai stato legato a soldi e contratti, non avevo nessun contatto con altri club.
Mi ricordo bene il giorno del rinnovo: mi aveva fatto piacere, ma ragionando poi a mente fredda, sentivo che restare non era possibile. E questa sensazione me la portavo dentro da un po’.”
Sul rapporto con i suoi ex calciatori:
“Mi hanno scritto tutti. Non se l’aspettavano, avevo parlato solo con il mio staff e con la società. Devo dirlo: le videochiamate e i messaggi dei ragazzi mi hanno fatto piangere. Con loro ho vissuto momenti molto belli e altri molto difficili, per questo si è creato qualcosa di speciale. Ci sentiamo ancora.”
Sui momenti più belli a Firenze:
“Le vittorie in casa con Inter, Milan e Juventus sono state serate indimenticabili ed uniche per la città. E non dimentico abbiamo giocato con lo stadio a capacità ridotta.”
Sul rapporto con Kean:
“Con Moise è scattata subito la scintilla: sono molto legato a lui. Lo volevo già a Monza ed è stato il primo nome che ho fatto a Goretti e alla dirigenza appena sono arrivato. Avevamo una scommessa che ha vinto lui superando le 15 reti in campionato.”
Sul futuro:
“Studio l’inglese, vado allo stadio e con il mio staff analizziamo le partite”.
Un nome rivelazione di questa serie A:
“Mi ha colpito Giovane del Verona, lo volevo alla Fiorentina già a Gennaio poi sono state fatte altre scelte.”
