Nove partite: due gol, cento errori. Benvenuti nel mondo senza sole di Giovanni Simeone, attaccante famoso per la garra e al momento poco altro, anche se basta un gol per parlare di offerte fantastiche e blindature altrettanto fantasiose. Non c’è pace per i bomber: se segni bene, altrimenti diventi un pacco. Sì, certo, come cantava quello «un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia».

Ma un attaccante lo vedi dal numero dei gol. Il resto sono giudizi, didascalie, fuffa. E un attaccante non può essere felice se non segna. E’ giusto chiedersi se Giovanni Simeone detto il Cholito sia un ragazzo destinato a superare i venti gol oppure è più semplicemente una seconda punta messo per necessità a giocare centravanti o uno comunque destinato a viaggiare tra le dodici e le quindici reti.

Questo lo capiremo più in là, ma ora ciò che conta è lavorare per farlo rendere al meglio e notare che spesso il ragazzo si trova a giocare in solitudine. Perchè o c’è Chiesa a dargli una mano, oppure c’è Chiesa, appunto. Insomma, sarebbe ingiusto criticare il figlio del cholo senza tener conto delle caratteristiche attuali di un gruppo dove latita la fantasia. Ma se Simeone l’altra sera ha toccato ventidue palloni senza mai calciare in porta, ci sta che il problema sia equamente condiviso tra il suo momento no e quello dei colleghi.

C’è chi si chiede se il cholito sia una prima punta oppure un adattato. Ok, niente drammi. I gol arriveranno e al cholito tornerà il sorriso. Nel frattempo la Fiorentina deve decidere di Vlahovic, oppure se è il caso di trovare un’alternativa a gennaio, quando si tratterà di valutare possibili alternative suil mercato. Pioli al momento parla di falsi nueve ipotetici e di pazienza, anche perchè da tempo ha capito una cosa fondamentale: se vuole ottenere qualcosa, pubblicamente deve mostrarsi soddisfatto di quello che ha. Così funziona.

La Repubblica, Benedetto Ferrara