È bastato un mese per capire che Fabio Paratici non è arrivato alla Fiorentina per fare da semplice osservatore. Il nuovo direttore sportivo si è infatti presentato con la seconda indole, oltre a quella dell’uomo di calcio, che lo ha sempre contraddistinto: quella del riformatore. Chi lo conosce bene lo ripete da anni: Paratici non entra mai in punta di piedi. E anche stavolta ha bussato alla porta del Viola Park non con il fioretto ma con la sciabola.
Nel suo primo mese di lavoro il dirigente ha iniziato a muoversi su più livelli, avviando una serie di valutazioni destinate a incidere sull’organizzazione del club. Tutto in costante confronto con il direttore generale Ferrari, ben inteso, col quale il dialogo è quotidiano. Per ora non si sono registrati scossoni ma la sensazione che filtra è chiara: le nuove regole di Paratici stanno lentamente prendendo forma. Uno dei primi segnali è arrivato nei riguardi dello spogliatoio del Franchi: il ds avrebbe chiesto di ridurre al minimo la presenza di persone nei pressi dell’area riservata alla prima squadra, con l’obiettivo di rendere l’ambiente più protetto.
Non è un caso che negli ultimi giorni, sulla vicenda legata alle condizioni di Kean, si sia alzata una sorta di cortina di fumo: notizie filtrate e veicolate esclusivamente dalla società. Paratici ha impiegato poco anche per comprendere la fragilità emotiva della squadra. Ecco perché sempre più spesso è lui, oltre a Vanoli, a prendere la parola prima o dopo le partite per parlare al gruppo.
Chi lo frequenta racconta di un dirigente animato da una fame quasi rara nel calcio moderno. E proprio in vista della prossima stagione l’aria che si respira è quella di un cambiamento profondo, con una rivoluzione che potrebbe toccare svariati settori: dalla comunicazione – già interessata da alcuni movimenti negli ultimi mesi – fino ad ambiti più operativi come logistica e area medica. Non è escluso, infatti, che, nel processo di ricostruzione viola, Paratici scelga di avvalersi di persone di fiducia, professionisti (magari) con cui ha già lavorato in passato. Lo riporta La Nazione.
