La fascia non cambia l’uomo, ma di certo ne certifica lo status. E nel caso di David De Gea è una fotografia nitida di ciò che già era e di ciò che oggi è ancora di più alla Fiorentina: il baricentro emotivo e tecnico dello spogliatoio. Perché quando ti presenti a Firenze con 545 presenze con il Manchester United alle spalle, è difficile pensare di poter entrare in punta di piedi. E infatti così non è mai stato. Ma adesso quel ruolo è ufficiale, timbrato dalla fascia di capitano. Per De Gea si tratta di un ritorno al passato: in Premier, dall’aprile 2018 in poi, aveva indossato otto volte la fascia dei Red Devils. Un segno del destino, forse, ma da quel momento la Fiorentina ha cambiato marcia: due vittorie nelle ultime tre gare, appena due gol subiti e il clean sheet con la Cremonese che mancava dal 28 settembre, dallo 0-0 di Pisa.
Coincidenze fino a un certo punto. Lo spagnolo ha portato serenità e responsabilità: è lui a prendere la parola prima delle partite e ogni lunedì alla ripresa degli allenamenti. Ed è sempre lui che, in sala stampa, ha scelto la via più difficile: il mea culpa per gli errori del passato e un messaggio diretto agli scontenti: «In ogni squadra, se qualcuno non si sente bene, è libero di andar via. Qui deve essere lo stesso». Parole da leader vero, suggellate da una confessione che dice tutto del legame costruito con la città: De Gea si sente un fiorentino acquisito e soffre, come tale, anche le contestazioni. Un capitano a tutti gli effetti. Lo scrive La Nazione.
