Un portiere e un terzino destro, o meglio, il portiere e il difensore più forti che abbiano mai giocato a Firenze negli ultimi 15 anni.

Parliamo di Frey e Ujfalusi, non solo due giocatori con cui oggi la Fiorentina potrebbe tranquillamente contendere i primi 3 posti in campionato, ma anche due professionisti come raramente abbiamo la fortuna di incontrare.

Io avevo poco più di 10 anni quando li incontrai la prima volta. E non è difficile immaginare l’entusiasmo e la frenesia che poteva prendere un bambino al cospetto di un campione della sua squadra preferita.

Frey passava le sue poche ore libere del pomeriggio ai giardini di Campo di Marte, sui gradoni dello stadio dell’Olimpia, per vedere suo figlio allenarsi. Un uomo normale, probabilmente, sarebbe stato infastidito da chiacchiere continue e domande di bambini eccitati e petulanti, ma Frey non era una uomo “normale”. Seba, infatti, si sedeva in mezzo ai suoi piccoli fan e parlava di tematiche quali il rispetto del prossimo, l’equilibrio interiore e, a volte, dava anche qualche nozione di buddhismo. Nessuno di noi parlava, lo ascoltavamo in silenzio, e imparavano da lui come i risultati nello sport si ottengano grazie alle proprie qualità e all’allenamento, non con stratagemmi e scorrettezze, e che quattro parole intelligenti valevano più di un urlo lanciato senza pensare. “Nam myoho renge kyo”, disse una volta, spiegandoci che era una frase buddhista che significava che l’unico mezzo attraverso il quale un uomo può raggiungere qualsiasi obiettivo è la propria azione, nessuno, infatti, ci avrebbe mai regalato niente, e nessuna scorciatoia ci avrebbe salvato.

Per trovare Ujfalusi, invece, sapevo che sarei dovuto andare al negozio di Videogames all’angolo con Viale dei Mille intorno alle 18 del pomeriggio. E quando il terzino viola si trovava là, la fila di bambini impazziti arrivava addirittura sul marciapiede. Ujfalusi, paziente e sempre sorridente, rispondeva a tutte le domande sui problemi con livelli difficili, o boss finali imbattibili e distribuiva consigli per gli acquisti. Non importava quante fossero le richieste e quanto noi fossimo rompiscatole, Tomas non usciva dal negozio finché non aveva accontentato tutti.

Adesso, con i social network, le esclusive e, in alcuni casi, anche a causa della poca disponibilità dei calciatori a stare al pubblico, è sempre più difficile incontrare i campioni in occasioni informali. Probabilmente sono stato più fortunato dei bambini di oggi, perché nella mia memoria corrono i ricordi di Frey e Ujfalusi, due professionisti che con il tempo stanno scomparendo, due uomini che sapevano cosa volesse dire essere bambini, amare il calcio e avere dei beniamini.
Tommaso Fragassi