15 Marzo 2026 · Ultimo aggiornamento: 09:36

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Flachi: “Io mister? Vediamo. Novellino, Malesani e Ranieri i miei maestri. Modulo preferito? 4-2-3-1”

Rassegna Stampa

Flachi: “Io mister? Vediamo. Novellino, Malesani e Ranieri i miei maestri. Modulo preferito? 4-2-3-1”

Redazione

15 Marzo · 09:12

Aggiornamento: 15 Marzo 2026 · 09:12

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"Non esiste l'automatismo: bravo calciatore uguale bravo allenatore"

Giocava bene , il ragazzo. Così, tanto per ripartire, anche se declinato al passato, da quel coro che la curva della Fiorentina decise di dedicargli quando iniziò a vederlo correre in campo e segnare. Giocava bene, il ragazzo. Che poi, dopo anni di emozioni e successi, diventò un ‘ragazzaccio’. Uno che si è beccato anni e anni di squalifica per doping. Da cocaina. La notizia, però, oggi è un’altra, visto che quel ragazzo, poi trasformato in ‘ragazzaccio’, sta per diventare allenatore. E sicuramente, Francesco Flachi, ha una voglia matta di raccontare e raccontarsi un’altra storia. Tutta nuova e tutta da vivere. Ecco le sue parole a La Nazione.

Dunque… sa che fa davvero uno strano effetto iniziare a chiamarla ‘mister Flachi’?

« Dai, vediamo (sorride ndr), aspettiamo. Intanto, se tutto va bene, fra qualche giorno dovrei essere promosso al corso Uefa C. E da questo momento potrei, potrò, sedermi su qualche panchina delle giovanili, anche di club di serie A, o magari allenare in Eccellenza, serie D. Dopo…».

Sincero: sta già pensando a una carriera da allenatore, magari di prima fascia?

«Ma no. Proprio no. E comunque chi può saperlo? Primo, perchè non esiste l’automatismo: bravo calciatore uguale bravo, futuro, allenatore. Secondo, perché se devo dire la verità, mi piace pensarmi in panchina, ma forse mi vedo più adatto a lavorare, allenare e dirigere un reparto specifico, e quindi il pacchetto di attaccanti di un club».

Quando ha deciso di iscriversi al primo corso Uefa e di puntare al patentino?

«Per uno che vive e ha sempre vissuto nel calcio, continuare a vedersi nel pallone è una sorta di ragione di vita e poi…». –

Poi?

«Ho provato ad allenare in Eccellenza, sulla panchina del Rapallo, in Liguria e mi sono divertito tantissimo. Mi è piaciuto. Ho vissuto la realtà del campo, degli allenamenti, da una posizione tutta nuova. Quando fai il calciatore e giochi, specie per un attaccante come me, conta e contava sempre il singolo. L’io. Se alleni un gruppo devi imparare a gestire, pensare e agire per tante… teste. E non è facile, ve lo garantisco».

Detto da uno come lei che di colpi di… testa, anche nella vita, ne ha fatti tanti, sembra un gran bel paradosso, sa?

«Guardi che se voglio fare l’allenatore è anche per questo. Guidare un gruppo, allenare ragazzi giovani sarà un modo per trasmettere loro quello che non si deve fare per buttare via una carriera. Io ho sbagliato tanto e per colpa di caz… te ho gettato al vento il 40 per cento di quanto avrei potuto conquistare e realizzare. Oggi sono felice, mi sento bene, sono sereno e vorrei che altri non facessero stupidaggini come ho fatto io da giovane».

E a parte gli errori da non ripetere, mister Flachi che cosa potrà consegnare a chi se lo troverà nello spogliatoio e poi in panchina come allenatore?

«Vedo tanto pallone, vedo tante partite e nel calcio di oggi non ci sono molte delle belle cose che avevamo noi quando si affrontava un campionato, una stagione, una carriera. Malizia, furbizia, appartenenza alla maglia, consapevolezza di essere comunque parte della storia di un club: tutto questo il Flachi calciatore lo ha vissuto con una intensità spettacolare. Oggi vedo molta meno appartenenza, molto meno malizia ‘costruttiva’ fra compagni di squadra. E vedo anche tanta superficialità. Io la superficialità con cui ho vissuto certe cose l’ho pagata a caro prezzo… Sì, se sarò allenatore proverò a trasmettere ai miei ragazzi il bello e anche quello che non si deve fare per essere un calciatore».

La qualità che già si riconosce come biglietto da visita?

«Mi ritengo un motivatore. Uno che spinge e aiuta gli altri, in qualsiasi situazione».

C’è un allenatore, uno degli allenatori con cui ha lavorato, che in qualche modo considera un punto di riferimento?

«Non ho avuto solo un maestro, ma tre. Tre allenatori che per caratteristiche molto differenti l’uno dall’altro, considero il meglio del calcio».

Da chi cominciamo?

«Da Walter Novellino che nella tattica è assolutamente un mostro. Tatticamente le sue squadre erano perfette e Novellino ha sempre tirato fuori il massimo da ognuno dei suoi giocatori».

Secondo nome?

«Dico Malesani. E’ stato lui, insieme a Zeman certo, a inventare il calcio offensivo. Ricordate quando allenava Malesani? Bene, era ed è stato 20 anni avanti a tutti per idee e atteggiamento delle sue squadre».

Il suo terzo maestro?

«Claudio Ranieri. Era un martello. Un martellatore continuo. Non dava tregua, ma con il suo modo di mettersi al centro ha sempre creato spogliatoi straordinari».

Chiudiamo così: il modulo ideale delle squadre di Flachi quale sarà?

«Non ho dubbi: il calcio più bello lo si fa con il 4-2-3-1, il modulo che ti permette di fare una fase offensiva continua e importante. Poi, per un atteggiamento più difensivista si può passare al 4-4-2. Ma a me piace attaccare…».

A proposito: lei, mister Flachi, come giocherebbe il match dei viola di domani sera a Cremona?

«Con la consapevolezza che è davvero una partita decisiva. Vincere, mettere quattro punti di gap proprio sulla Cremonese, significherebbe tanto. Forse tutto nel discorso salvezza. Cosa direi da… allenatore, ai giocatori? Beh…». Risponde e chiude con un sorriso, Flachi. Perché saprebbe lui come riaccendere i viola e certe cose, è ovvio, si dicono solo e soltanto nello spogliatoio. Sempre.

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