di Paolo Lazzari 

Un pareggio che non va né su né giù. Rimane lì, sospeso tra le mandibole, impossibile da deglutire, con con quel retrogusto amaro che sa di sconfitta. Perché, complici le sconfitte di Milan e Samp, ieri la Fiorentina aveva un’occasione imperdibile per fare touché. Per issarsi sopra le dirette concorrenti ed erodere punti e spazi importanti.

Invece nulla, uno scialbo 0 a 0 col Genoa, che affossa l’umore e distilla il sentimento di soddisfazione latente, per il fatto che – comunque – sei imbattuto da 6 gare. Non vale, nemmeno, la scusa del bus piazzato davanti alla porta dal Grifone. Perché, leggendo i dati, la Fiorentina ha concluso in direzione di Perin (tra specchio e tiri fuori misura) per ben 22 volte. Il problema, dunque, è più grande: dietro questa compromettente sfilza di pareggi si cela un difetto di cinismo e di precisione che, dagli attaccanti in giù, caratterizza tutta la squadra. Pioli ha anche provato a rimescolare le carte, là davanti, ma non è bastato. L’inesperienza della gioventù, mixata ai limitati mezzi tecnici di alcuni, ha decretato il pari. Annacquando non poco le velleità viola per una stagione i cui, è bene farsene una ragione, i mugugni potrebbero superare i sussulti.

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