2 Dicembre 2021 · 16:33
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Fiorentina: l’arrivo di Prandelli non risolve la crisi

L’arrivo di Prandelli sulla panchina viola non ha migliorato la classifica, anzi: nelle prime due partite con l’ex ct al timone, la Fiorentina ha rimediato due sconfitte. Se l’ultimo ko contro il Milan era nell’ordine delle cose – anche se ci si aspettava una prestazione migliore – ha sorpreso la battuta d’arresto casalinga contro il Benevento, che potrebbe cambiare le prospettive di classifica dei viola. Il campionato avanza e non c’è tempo da perdere: il rischio è quello di ritrovarsi invischiati nella lotta per non retrocedere. Quali sono i problemi principali?

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Obiettivo 40 punti, da raggiungere in fretta per non rischiare

Lo stesso nuovo allenatore ha fissato gli obiettivi: nel dopo Milan-Fiorentina, Prandelli ha infatti dichiarato che il traguardo della squadra è raggiungere i 40 punti, quella che generalmente viene considerata la quota salvezza che garantisce la permanenza nella massima serie. Tuttavia la lotta quest’anno sembra particolarmente serrata, con tante squadre coinvolte, e per chi non è abituato a “combattere” per la sopravvivenza, questo potrebbe essere uno svantaggio. Chi avrebbe mai scommesso che Ribery sarebbe arrivato in Italia per evitare la serie B?

Un progetto ambizioso che rischia di naufragare: è questo ciò che la società vuole e deve evitare, anche per scongiurare il disamoramento dei tifosi, sempre più lontani dalla squadra e meno interessati a conoscere i risultati della Fiorentina in tempo reale, in un periodo come questo in cui la vicinanza fisica è negata dall’emergenza Coronavirus. Rocco Commisso era sbarcato a Firenze in grande stile, ma ha dovuto fare i conti con una realtà meno rosea di quanto pensasse e con la cessione, divenuta inevitabile, dell’unico vero gioiello in squadra.

Fare gol è diventato un problema evidente

Il problema principale in questo momento sono i gol che mancano: se non segni, non vinci, è una delle regole alla base del calcio. Al momento la Fiorentina non buca la porta avversaria da 400 minuti, un digiuno che sta costando punti nonostante in rosa ci siano elementi offensivi del valore di Ribery e Callejon, e giovani interessanti quali Vlahovic e Kouamé. I pochi gol erano addebitati al modo di giocare, ma anche col cambio in panchina il problema persiste, segno che si tratta di qualcosa di più radicato.

Da Iachini a Prandelli è cambiato poco o nulla: la disposizione tattica è stata modificata, ma i risultati e peggio ancora le prestazioni sono rimaste le stesse. Certo, non si possono pretendere miracoli da un allenatore appena arrivato, nessuno ha la bacchetta magica in grado di trasformare una squadra da un giorno all’altro, ma almeno a livello di approccio alla gara e in termini caratteriali ci si attendeva quanto meno una scossa da un gruppo di giocatori che sta raccogliendo decisamente meno di quanto potrebbe, perché la rosa vale.

Era davvero l’allenatore il problema alla base degli scarsi risultati?

A giudicare dall’andamento della squadra, la risposta è no: tuttavia, la scelta della guida tecnica da parte della dirigenza è sembrata doppiamente sbagliata. Il feeling con Iachini è sempre parso scarso e la sua riconferma probabilmente forzata dalla situazione esterna e dai tempi ristretti causa Covid-19. Ma anche cacciarlo per far posto ad un allenatore che dal 2014 non è mai rimasto sulla stessa panchina per più di una stagione, è stata una decisione che finora non si è rivelata azzeccata. I prossimi risultati diranno se lo diventerà.

 

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