È sicuramente vero che in questo calcio «le bandiere non esistono più». E sarebbe sicuramente eccessivo parlare di Robin Gosens come tale. Del resto, si tratta di un giocatore che veste la maglia della Fiorentina da un anno e mezzo appena. Dura insomma considerarlo una «bandiera» nel senso più classico del termine. Eppure, ed è storia di questi giorni, ci sono scelte e comportamenti capaci di andare oltre il concetto di tempo e, quindi, di issarti automaticamente come minimo a simbolo.
È quanto è a quanto successo nella giornata di domenica quando il Nottingham Forrest si è fatto ufficialmente avanti per portare il terzino tedesco in Inghilterra. Una proposta seria, concreta e (soprattutto) molto ma molto ricca per il calciatore sul piano economico. Non solo. Chi ha seguito da vicino la vicenda infatti racconta che anche i soldi offerti per il cartellino non fossero pochi. Anzi. Non a caso, fosse stato solo per la Fiorentina, l’operazione sarebbe andata in porto. Anche perché, ed è questo un altro elemento di novità rispetto a quanto emerso fin qua, sarebbe stato proprio il club (qualche settimana fa) a mettere sul mercato l’ex Inter e Atalanta. Una decisione curiosa, sicuramente avallata da Paratici, nata forse dalla necessità di portare qualche soldo in cassa visti i 90 milioni spesi in estate e gli oltre 30 già impegnati per il prossimo giugno. E poi l’età, l’ingaggio.
Sia come sia insomma, per i viola Gosens era (ed evidentemente è) tutto fuorché indispensabile. Lui lo sapeva, ovviamente, ma nonostante questo e nonostante il suo stesso procuratore lo spingesse ad accettare il trasferimento in Premier ha deciso, per dirla con la formula del gioco televisivo tanto di moda, di «rifiutare l’offerta e di andare avanti» con la Fiorentina. Un no secco, neanche troppo sofferto visto che è arrivato nel giro di qualche ora, e motivato nel modo più semplice e romantico possibile. «Io voglio salvare questa squadra e non posso certo lasciare la nave nel pieno della tempesta».
È stato questo, più o meno, il discorso fatto a chi ci ha parlato. Se qualcuno avesse mai avuto dei dubbi sullo spessore morale di questo ragazzo insomma, è stato definitivamente convinto. Un attaccamento sincero, quello a questa maglia, che Gosens continua a dimostrare con i fatti (ripetuti) oltre che con le parole. Basta pensare al suo ultimo infortunio che anche a causa di una gestione così così da parte dello staff lo ha costretto a star fermo più di 40 giorni tra novembre e dicembre e per il quale, Robin, si è innervosito parecchio. Perché i suoi compagni soffrivano, e lui non poteva aiutarli.
Sia chiaro. Lui come gli altri sta vivendo un’annata nettamente sotto rendimento rispetto alla scorsa. Colpa di una condizione atletica mai ottimale, a momenti personali non facili (la scomparsa della nonna raccontata da lui stesso) e, una volta rientrato, di un ruolo (terzino in una difesa a quattro) che non ne esalta la straordinarie capacità offensive. Ad oggi comunque Gosens ha segnato 3 gol (furono 8 con Palladino) ma il suo contributo non si può ridurre ai soli numeri. Perché Robin è forse il leader più ascoltato, nello spogliatoio come sul campo. Per questo, non poteva e non ha voluto abbandonare i suoi compagni. A giugno poi, si vedrà. Perché di certo sarà lui il primo a ricordarsi di come, il club, fosse pronto a farne a meno. Oggi però, c’è una squadra a cui pensare e non poteva certo esser lui a mettere l’io davanti al noi. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
