Sempre più trascinatore. Moise Kean infila tre gol uno via l’altro e la Fiorentina porta a casa sette punti e, soprattutto, riesce per la prima volta in stagione a vincere due gare di fila in campionato. Tu chiamale, se vuoi, combinazioni, ma è molto probabile che si tratti d’altro. Una corrispondenza diretta o, se vogliamo, una vera e propria dipendenza. Normale, quando si ha a che fare con calciatori di questo livello. Succedeva con Batistuta, e poi con Toni, Gilardino, Vlahovic, solo per fermarsi ai riferimenti fiorentini, ma non è che altrove la storia si chissà quanto diversa. Anzi. All’Inter si parla di Lautaro dipendenza, alla Juventus tutto o quasi passa da Yildiz così come al Milan il mondo ruota attorno alle lune di Modric.
Niente di strano quindi se anche questa Fiorentina viaggia in parallelo con il suo centravanti anche se sarebbe sbagliato non sottolineare altri aspetti positivi come l’esplosione di Fagioli, il rendimento di nuovo all’altezza di De Gea, la crescita di Dodò e di tanti altri. Moise però, è e ha qualcosa di più.
Certo, anche per lui questa è stata ed è un’annata particolare e piena di difficoltà ed ogni riferimento alla caviglia non è puramente casuale. Quando si analizza il suo rendimento infatti, magari paragonandolo a quello dirompente di dodici mesi fa, non si può non tener conto di quell’infortunio che tra dicembre e gennaio lo ha messo a durissima prova. Perché sia chiaro, una volta per tutte: il suo era un infortunio serio e pur non avendone mai fatto mostra sui social il suo piede, assicura chi lo conosce da vicino, era diventato una specie di pagnotta.
Per questo ad un certo punto, e dopo aver forzato probabilmente troppo, lui e lo staff hanno deciso di comune accordo che fosse meglio fermarsi e di andare avanti poi con una gestione che non è ancora finita. Per intendersi: Kean sta meglio, ma continua a non potersi allenare con continuità al 100% e non è un caso che Vanoli gli risparmi (nelle ultime tre è sempre uscito negli ultimi 5-10 minuti) ogni porzione di partita possibile.
Un percorso che sta dando i suoi frutti. E non solo per le reti che, con i centri a Torino, Como e Pisa sono diventate 8 in serie A (uno ogni 226’) portandolo al terzo posto tra i bomber al pari di Douvikas, Hojlund, Pulisic, Yildiz e Leao e alle spalle di Lautaro (14) e Nico Paz (9). Lo scrive il Corriere Fiorentino.
