Una prova (mini) di un quarto d’ora, recupero compreso (allungato), ma tanto basta per Albert Gudmundsson. Deve bastare. Per giocare dal primo minuto lunedì sera a Udine, che forse sarebbe stata un’altra tappa di avvicinamento al ritorno da titolare nella partita successiva contro il Parma al Franchi, ma l’infortunio di Solomon (al cui posto è subentrato l’islandese) unito appunto a quello di Gosens, lascia scoperta la fascia sinistra e accelera il rientro di Gud.
E adesso tocca davvero a lui prendere per mano la Fiorentina, come raramente ha fatto in questa stagione che non è stata immune da ostacoli come la precedente (e prima) in maglia viola, anzi i problemi enormi di rendimento e di classifica della squadra hanno contributo a ridimensionare in parte quello dell’ex Genoa. Che già non è stato chissà cosa, certo non in linea ancora con aspettative e potenzialità, e allora queste tre settimane e tre partite di assenza a causa della distorsione alla caviglia col Torino lo scorso 7 febbraio, diciamo hanno avuto il potere di resettare tutto e riconsegnare un “nuovo” Gudmundsson a Vanoli. Ma se davvero sarà così e la Fiorentina potrà contare sul calciatore in grado di fare la differenza dipende da Albert numero 10.
Il momento è sicuramente questo e la parola salvezza non lascerà spazio alla parola vergogna soltanto se ogni singolo calciatore sarà più di quello che è stato finora: Gudmundsson, per qualità e valore tecnico, di questi è uno in cima alla lista. Il rendimento, si diceva: 22 presenze e 4 gol in campionato, 8 presenze e 3 gol in Conference League. Niente di eccezionale. Non a caso posizione della Fiorentina e contributo di Gud sono strettamente correlati, senza ovviamente rapporto di responsabilità diretta e univoca. Però che serva di più è sicuro e magari già da lunedì sera a Udine sarebbe un toccasana: il 28enne di Reykjavik ha il compito di provarci, oltre che il dovere, dall’inizio o a partita in corso, ma più probabilmente dall’inizio.
Perché Solomon ha rimediato un risentimento al retto femorale destro sempre contro lo Jagiellonia («difficile vederlo in campo a Udine», ha detto Vanoli nel post-gara) e perché la “duplice frattura composta a carico del seno mascellare di destra e della parete orbitaria laterale di destra” subìta da Gosens fortunatamente non ha bisogno di intervenire chirurgicamente e il mancino ex Atalanta e Inter può allenarsi e giocare con una protezione al volto, però certo non è nelle condizioni ideali. Quindi, per non rinunciare a Parisi sulla fascia sinistra in difesa, dove Vanoli l’ha rimesso ora che a destra in avanti può impiegare Harrison, il posto che rimane vuoto davanti allo stesso Parisi va quasi per forza destinato a Gudmundsson. Non avrà i novanta minuti nelle gambe e non li ha, ma intanto può provare a incidere nell’ora che può stare in campo e che è più che sufficiente per lasciare il segno. Al vero Gud riuscirebbe: e la Fiorentina non ha più tanto tempo per aspettarlo.Lo scrive il Corriere dello Sport.
