Ricapitolando i numeri prima di passare al metodo che li ha prodotti: 12 punti in 7 partite di campionato, frutto di 3 vittorie e altrettanti pareggi con una sola sconfitta nella serata di Udine, in cui la Fiorentina non è scesa in campo né mentalmente e né fisicamente, e tre successi su quattro in Conference League per entrare tra le otto elette della manifestazione, nonostante la pessima serata del Franchi nel ritorno con lo Jagiellonia e campanello d’allarme inascoltato verso il Friuli. Numeri che non mentono e che, anzi, testimoniano senza tema di dubbio l’efficacia del lavoro combinato tra Paratici e Vanoli al servizio della squadra: le linee guida del dirigente e l’operatività dell’allenatore per la rinnovata ricettività del gruppo calciatori. Una triangolazione che sta funzionando e che ha prodotto i risultati sopra ricordati, consentendo alla Fiorentina di abbandonare la zona retrocessione per la prima volta dopo lo 0-0 di Parma (rivalutato un po’ e inserito nell’attuale striscia positiva grazie al 4-1 a seguire alla Cremonese) e di avanzare in Europa. Ma la permanenza in Serie A rimane l’obiettivo indifferibile e il metodo sarà replicato fino al suo raggiungimento.
Incontri e confronti con il gruppo, colloqui personali e collettivi, scambio continuo di dati e informazioni con l’allenatore in un do ut des da applicare poi sul campo: il tutto nella ricerca di dare un’identità precisa a ogni singolo calciatore e, come conseguenza necessaria, alla squadra. Esattamente quello che si è visto domenica sera contro la capolista Inter, culmine di questo lavoro combinato e non tanto per il pareggio comunque meritato, quanto per la capacità di non farsi travolgere dagli eventi negativi subitanei, ma viceversa di trovare le risorse prim’ancora psicologiche che tecniche per reagire e mettersi alla pari dell’avversario. Ciò che si sta perseguendo al Viola Park con altra determinazione da quel 4 febbraio, oltre gli allenamenti, oltre la condivisione degli studi sui flussi di gioco, sugli errori commessi, sui difetti da eliminare, sulle qualità solo da tirare fuori, in una connessione allargata a tutte le componenti. La consapevolezza fuori dal campo trasferita dentro in un’assunzione di responsabilità che sta portando la Fiorentina fuori dal baratro: manca poco e la strada è quella giusta. Lo scrive il Corriere dello Sport.
