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Corriere dello Sport: “Effetto Paratici! Incontri, confronti e colloqui personali e collettivi”

Rassegna Stampa

Corriere dello Sport: “Effetto Paratici! Incontri, confronti e colloqui personali e collettivi”

Redazione

25 Marzo · 10:11

Aggiornamento: 25 Marzo 2026 · 10:11

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Paratici dedica 20 ore al giorno alla Fiorentina

L a risalita della Fiorentina è frutto di un lavoro di gruppo, ché chiamarla terapia è magari poco rispettoso di chi davvero ci ricorre per questioni complicate, ma di fatto quella è stata. Confronti, colloqui, scambi di idee e di indicazioni, riprove sul campo: il regista per nulla occulto di tutto questo si chiama Fabio Paratici da quando il Viola Park è diventato casa e non è modo di dire, visto che il direttore sportivo per sua stessa ammissione dedica venti ore al giorno alla Fiorentina. Di sicuro sta al centro sportivo di Bagno a Ripoli dalla mattina alla sera ogni giorno dal 4 febbraio, giorno del suo arrivo a Firenze: e da allora De Gea e compagni hanno accelerato il passo in campionato e superato due turni in Conference League, dove ora sono attesi dal Crystal Palace ai quarti di finale.

Ricapitolando i numeri prima di passare al metodo che li ha prodotti: 12 punti in 7 partite di campionato, frutto di 3 vittorie e altrettanti pareggi con una sola sconfitta nella serata di Udine, in cui la Fiorentina non è scesa in campo né mentalmente e né fisicamente, e tre successi su quattro in Conference League per entrare tra le otto elette della manifestazione, nonostante la pessima serata del Franchi nel ritorno con lo Jagiellonia e campanello d’allarme inascoltato verso il Friuli. Numeri che non mentono e che, anzi, testimoniano senza tema di dubbio l’efficacia del lavoro combinato tra Paratici e Vanoli al servizio della squadra: le linee guida del dirigente e l’operatività dell’allenatore per la rinnovata ricettività del gruppo calciatori. Una triangolazione che sta funzionando e che ha prodotto i risultati sopra ricordati, consentendo alla Fiorentina di abbandonare la zona retrocessione per la prima volta dopo lo 0-0 di Parma (rivalutato un po’ e inserito nell’attuale striscia positiva grazie al 4-1 a seguire alla Cremonese) e di avanzare in Europa. Ma la permanenza in Serie A rimane l’obiettivo indifferibile e il metodo sarà replicato fino al suo raggiungimento.

Incontri e confronti con il gruppo, colloqui personali e collettivi, scambio continuo di dati e informazioni con l’allenatore in un do ut des da applicare poi sul campo: il tutto nella ricerca di dare un’identità precisa a ogni singolo calciatore e, come conseguenza necessaria, alla squadra. Esattamente quello che si è visto domenica sera contro la capolista Inter, culmine di questo lavoro combinato e non tanto per il pareggio comunque meritato, quanto per la capacità di non farsi travolgere dagli eventi negativi subitanei, ma viceversa di trovare le risorse prim’ancora psicologiche che tecniche per reagire e mettersi alla pari dell’avversario. Ciò che si sta perseguendo al Viola Park con altra determinazione da quel 4 febbraio, oltre gli allenamenti, oltre la condivisione degli studi sui flussi di gioco, sugli errori commessi, sui difetti da eliminare, sulle qualità solo da tirare fuori, in una connessione allargata a tutte le componenti. La consapevolezza fuori dal campo trasferita dentro in un’assunzione di responsabilità che sta portando la Fiorentina fuori dal baratro: manca poco e la strada è quella giusta. Lo scrive il Corriere dello Sport.

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