Alessandro Bianco, ex Fiorentina e Monza, è ripartito dal PAOK, big del campionato greco. Si racconta in un’intervista a gianlucadimarzio.com: “All’inizio ero un po’ spaventato… ho sempre vissuto fuori di casa però andare proprio fuori dall’Italia, soprattutto per noi italiani, è un po’ complicato perché siamo un po’ “mammoni”, quindi ci piace stare a casa. Però mi sono detto ‘perché no’?”. Fa poi un paragone con l’Italia: “Non conosco bene Napoli, però secondo me Salonicco è molto simile, sia a livello di città sia a livello di passione. L’Olympiacos qui è un po’ come la Juve in Italia, mentre il PAOK assomiglia appunto al Napoli. Ci sono molte similitudini, anche per la tifoseria”.
Sul suo primo approccio al calcio: “Il mio primo ricordo con un pallone è stato al compleanno di mio cugino. Lui era più grande di me, giocava già a pallone, mentre io… non ero particolarmente amante del calcio. Dopo questa partita che avevo organizzato con i miei parenti, con mio papà, mio zio, mi è piaciuto. Mi sono divertito. Il giorno dopo ho chiesto a mio papà di iscrivermi alla scuola calcio con i miei amici per iniziare e da lì poi ho cominciato”.
Ricorda poi la scomparsa prematura di Daniel Guerini, amico ed ex compagno di squadra: “E’ stato un ragazzo a cui tenevamo molto tutti, era talmente simpatico che nonostante facesse tante cagate gli volevamo tutti bene, gliele perdonavamo tutte perché era anche veramente forte. È stato il primo che io ho visto con veramente del talento vero. Era proprio di un altro livello, quando aveva voglia si accendeva ed era più forte degli altri. Quindi noi lo coccolavamo, lo proteggevamo. Poi quando c’è stata la notizia della tragedia… È stato un duro colpo perché purtroppo gli incidenti stradali succedono tutti i giorni, però fino a quando non capita a qualcuno a cui vuoi bene tu pensi sempre che sia impossibile”.
Un pensiero va anche al nonno: “E’ stato un secondo padre per noi; per me, i miei fratelli, le mie cugine. I nostri genitori lavoravano, quindi noi siamo sempre cresciuti con i nonni, abbiamo sempre fatto tutto con loro, siamo sempre stati presenti in tutto. Quando è venuto a mancare in questa primavera è stato forse il colpo più duro della mia vita. Ora cerco di prendere un po’ di forza da lui, soprattutto quando ci sono le partite”.
Conclude con uno sguardo sul futuro, tra hobby e passioni che si porta dietro da sempre: “Mio padre lavora nell’ambito immobiliare da 30 anni, io mi sono sempre appassionato alle case. Magari guardavo annunci immobiliari e glieli mandavo. Poi, quando ho iniziato a guadagnare i primi soldi, lui ha avuto questa idea e mi ha detto: ‘Mettiamoci assieme‘. Alla fine, è lui che lavora, perché io non ho né le competenze né il tempo, e non sono neanche fisicamente lì con lui. Fa un grandissimo lavoro, si fa un ‘mazzo’ importante, in questo momento sono contento ma penso che sarà quello che farò nel mio futuro, quando smetterò di giocare a calcio”. Sulla cucina: “Non sono uno chef, però cucinare mi rilassa. Soprattutto perché io vivo il 99% del mio tempo da solo, quindi… devo trovare qualcosa anche per occupare il tempo. Non mi piace ordinare sempre, a differenza di molti miei compagni, la cucina è una cosa che mi è piaciuta fin da subito. Anzi, avevo pensato anche di fare qualche corso, può sempre servire”.
