Può accadere che Gasp a fine stagione saluti e se ne vada, con un bel “c’eravamo tanto amati”, anche se per poco. Il calcio va così, gli amori possono durare pure lo spazio di un attimo, in questo caso di una stagione. I Friedkin non si farebbero certo problemi ad accettare le dimissioni di Gasp o addirittura di mandarlo via (ballano dodici milioni per i restanti due anni di contratto e questo tende a essere un aspetto non banale), come accaduto in precedenza ai vari Fonseca (che si è visto annunciare il successore mentre era in campo a dirigere l’allenamento), un top come Mourinho o a quel figlio di Roma che porta il nome di De Rossi. Con Juric è stato facile: ancora oggi non s’è capito il motivo per cui sia stato messo alla guida della Roma in quel momento lì.
Ma se Gasperini se ne va, che succede? Facile: servirà un altro allenatore. E la scelta non sarà certo facile, vista la simbiosi che si è creata in questa fase tra il tecnico e la piazza. Per certi versi sarà cìpiù complicato della passata stagione. Per far dimenticare Gian Piero ci vuole uno forte. Il nome è già in cassa: De Rossi, e torniamo al punto (quasi) di partenza. Tutto sta a convincere i Friedkin sulla bontà dell’operazione, si tratterebbe di una persona capace di calarsi di nuovo in questa realtà e con l’occasione, grande, di prendersi una rivincita. È chiaro che, il primo ad essere convinto dovrà essere proprio Daniele, che a Genoa sta lavorando bene e che non ha intenzione di scottarsi di nuovo con l’amata Roma. Tornerebbe? Probabilmente sì, ma le condizioni dovranno essere chiare.
La proprietà aveva già fatto sapere che Daniele non era ancora pronto per un club come la Roma, ma sappiamo bene che certe decisioni non vengono prese solo guardando l’aspetto tecnico o sul valore dell’allenatore, ma sono decisioni strategiche, quelle che si devono fare per tappare un abbaglio. Eh sì, l’eventuale addio di Gasperini (in qualsiasi forma dovesse arrivare) sarebbe digerito come un errore: di valutazione prima e di poca capacità di gestione del personaggio poi. Un fallimento dell’ennesimo progetto che era partito con grande entusiasmo e che terminerebbe con tanti rimpianti. Ma non c’è solo De Rossi, ovvio, siamo sulle idee appena embrionali. Sul taccuino finirebbero vecchi personaggi contattatati a suo tempo. Italiano, ad esempio, è un tecnico in ascesa: pure qui siamo all’esigenza di costruire per l’oggi e per il domani. Per il tecnico sarebbe un nuovo step dopo Fiorentina e Bologna, per il club un personaggio più gestibile in sede di mercato.
Gasp, dopo anni e anni di carriera, sente il bisogno di vincere subito, non di costruire una Roma vincente per altri allenatori. Qui si fa il futuro: se esisterà un punto di incontro si andrà avanti, altrimenti si cambierà. Pioli è un nome avvicinabile a Massara per i trascorsi milanisti, ma in questo momento non sarebbe un personaggio rassicurante dopo il pesante fallimento a Firenze. Valverde, 62 anni, è il vecchio marpione a cui si rifarebbe Ranieri: ha fatto un buon lavoro a Bilbao e ha esperienza. Non è Mourinho, ma nemmeno Farioli. Siamo a metà, così come Motta, reduce dal miracolo Bologna e dalla caduta con la Juve. Diventeranno, eventualmente, nomi papabili pure tutti coloro che non riusciranno ad arrivare sulla panchina della Nazionale. Conte, Mancini, Montella su tutti. Lasciamo perdere Allegri e Inzaghi, ma per motivi diversi. Sono scenari, ad oggi lontani. Ma nemmeno troppo. Lo scrive Il Messaggero
