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Svelato il dossier Baggio: “Volevamo creare 100 centri federali dove lavorare sulla tecnica e sull’etica”

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Svelato il dossier Baggio: “Volevamo creare 100 centri federali dove lavorare sulla tecnica e sull’etica”

Redazione

7 Aprile · 12:17

Aggiornamento: 7 Aprile 2026 · 12:17

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Evocato da molti, anche dai figli di Roberto Baggio a caldo, dopo l’eliminazione dell’Italia ai play off contro la Bosnia. Il dossier di 900 pagine, “Rinnovare il futuro”, cui lavorarono 50 persone coordinate dall’allora presidente del settore tecnico federale tra 2011 e 2012, è stato presentato fisicamente dall’ex manager di Roby, Vittorio Petrone (vi lavorò come membro del comitato esecutivo della Figc), ieri sera a Cronache di spogliatoio. Come è noto, i finanziamenti per il progetto non arrivarono mai e Baggio si dimise nel gennaio 2013. «L’ho coordinato in tutte le fasi, l’ho preparato, difeso e strutturato insieme ad Adriano Bacconi: la copertura era di Roberto come settore tecnico – ha spiegato Petrone – lui garantiva tutta la gamma valoriale, desiderava più di chiunque altro dare vita a un cambiamento che dopo il fallimento del 2010 sembrava più che necessario».

Quali furono i prodromi? «Il presidente Abete chiamò Baggio chiedendo un aiuto a lui, Sacchi e Rivera. Roby chiese di poter dare un contributo di profondità e cambiamento: furono stesi 10 punti iniziali, la sintesi è il libro stesso. Intervenire alla radice cercando di capire cosa fare, questo era il suo obiettivo. L’embrione iniziale fu presentato a Abete e Antonello Valentini, diedero l’ok e da lì riuscimmo ad avere la possibilità di inquadrare meglio dove intervenire per primo: il settore giovanile fu la priorità»- «I dilettanti con Tavecchio erano molto influenti e non avevano interesse a sviluppare il progetto, come loro anche gli allenatori»
Cosa è andato storto? «All’interno della Figc – questa la tesio di Petrone – esistono tantissime componenti, la Lnd è la più potente ed è significativa sul territorio. All’epoca il presidente era Tavecchio, non aveva interesse a sviluppare quel progetto e non c’era la volontà neanche degli allenatori: c’era la volontà di spegnerlo agli albori, la domanda va fatta a loro. Io penso che la difesa degli interessi di categoria non sia convergente verso un interesse di sistema».

I sette capitoli di «Rinnovare il futuro»
Questi i sette capitoli attorno ai quali era strutturato il dossier:

Cap. 1: Analisi del calcio italiano
Cap. 2: Overview internazionale
Cap. 3: Mappa del progetto
Cap. 4: Organizzazione fase sperimentale
Cap. 5: Studio tecnologia
Cap. 6: Studio metodologia
Cap. 7: Analisi dei costi

«Volevamo dare una profondità al progetto, non un salto nel buio: abbiamo inserito anche quale stampante utilizzare, c’erano 50 mila partite da seguire», continua Petrone, che poi si addentra nel focus principale del lavoro: «Il nostro obiettivo primario era la creazione di attività di base volte a formare talenti, per noi era la premessa iniziale: in Italia assistiamo alla dispersione del talento, volevamo creare 100 centri di formazione federali (CFF) da Nord a Sud con un sistema federale profondo e omogeneo e con maestri specializzati che potessero utilizzare tecnologie all’avanguardia: c’era la volontà di analizzare la qualità del gioco, ma anche l’abilità motoria dell’individuo in rapporto alla sua età. Avevamo bisogno di professionisti e non di allenatori che giocano per il risultato».

La volontà di Baggio: «La tecnica al centro»
«Roberto Baggio – continua – aveva lavorato in direzione della tecnica individuale, affinché la palla tornasse protagonista nella formazione di un giovane. Volevamo togliere il risultato nelle partite sino a una certa età. Avevamo impostato tre quadriennii anche per lavorare sulla formazione dei tecnici: l’allenatore lasciamolo ai professionisti, noi volevamo creare i maestri, una costruzione di un percorso di crescita progressiva. Il settore tecnico era la base di tutto, doveva monitorare il lavoro nei centri federali con telecamere e sistemi di controllo. Il lunedì dopo la partita avremmo fatto sessioni di allenamento uguali per tutti in tutta Italia, oggi si sarebbe potuto fare anche molto di più. Avremmo creato degli under che non sarebbero stati figli delle lobby dei procuratori. Volevamo lavorare anche sull’etica, sin dalle scuole, avremmo tolto la personalizzazione dell’allenatore perché ci sarebbe stato un sistema di controllo centrale».

Poi, la parte economica: «Il progetto costava soldi, certo, vi erano impegnate più di 50 persone coordinate da Adriano Bacconi. Inizialmente c’era una spinta personale, ci credevamo. Noi avevamo calcolato 10 milioni in tre anni, potevano essere coperti anche con un contributo delle società con 50 mila euro a gettone a testa. Non siamo riusciti ad avere un passaggio dalla delibera alla pratica, come è successo invece in tanti paesi europei. A un certo abbiamo fermato la macchina perché era insostenibile, Roberto quando ha visto che il progetto non veniva messo a terra si è dimesso».

Ma il progetto sarebbe attuabile anche oggi? «Assolutamente – sostiene Petrone – la tecnologia evoluta ci consentirebbe di migliorare persino la capacità di analisi. Ho lavorato gratis per la federazione. Quando esistono a oltranza difese di casta e di categorie, all’interno del consiglio federale, non può esserci volontà di convergere per un interesse sistemico: è fattibile solo se ognuno rinuncia a qualcosa. Con questo progetto oggi si tornerebbe protagonisti nei prossimi 10-15 anni, la rivoluzione dovrebbe essere profonda. Occorre questa volontà a prescindere dal presidente: io sarei ancora disponibile, Roberto non lo so, non l’ho sentito». Lo riporta il Corriere della Sera

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