Non sempre è chiaro tutto all’inizio e soprattutto in questa stagione nervosa, tra alti e bassi, anche il rendimento dei giocatori va in altalena. Sorprendendo. Chi lo avrebbe mai detto, ad esempio, che Fabiano Parisi sarebbe stato uomo cruciale e, soprattutto, quello difficilmente sostituibile, in grado di saltare l’uomo e creare superiorità in una zona di campo che non è sua. La robusta partita della Fiorentina contro l’Inter è stata utile per capire i progressi che ha fatto la squadra e quelli che ancora deve fare.
La squadra, nel suo complesso, ha preso (pian piano) confidenza con un pizzico di qualità dei singoli, con il palleggio, con una tattica più spregiudicata (con l’Inter il baricentro è stato spostato, dopo il primo quarto d’ora disorientato, di 30 metri in avanti), con la necessità di essere più offensiva (c’era da recuperare lo svantaggio) e con l’esigenza di non buttare via il pallone. Il punto di confine tra una buona personalità e una grande personalità lo si può infine individuare nell’ultimo quarto d’ora, quando l’Inter era sbilanciata dall’inerzia di voler cercare il successo, lasciando qualche varco. In quei momenti una squadra vivace capisce di poter vincere la partita e una grande squadra la vince. La Fiorentina ha dato la sensazione di andare vicina, è vero. Poi anche l’esigenza, e la paura che ne deriva (leggi cambi) di muovere la classifica ha rischiato ben oltre i meriti degli avversari. Ma è qui che i viola devono incattivirsi, è per il morso da squadra di personalità che deve affilare i denti. In ogni caso, soprattutto, a livello individuale, ha dato risposte utili in chiave futura. Parisi, Fagioli, Ranieri e Ndour sono ora gli uomini di riferimento, aspettando l’arrivo, in questo senso, di Kean e soprattutto Gudmundsson. Per quest’ultimo, però, servirebbe un capitolo a parte. Per adesso, avanti così. Lo riporta La Nazione.
