15 Marzo 2026 · Ultimo aggiornamento: 13:16

Labaro viola: il mondo viola minuto per minuto
Un anno fa Braschi era in Curva Fiesole per vedere Fiorentina-Inter, oggi gioca e si emoziona

Rassegna Stampa

Un anno fa Braschi era in Curva Fiesole per vedere Fiorentina-Inter, oggi gioca e si emoziona

Redazione

14 Marzo · 10:21

Aggiornamento: 14 Marzo 2026 · 10:22

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Tifoso viola, cresciuto a Sesto Fiorentino, Braschi si gode l'esordio a 20 anni che sarebbe dovuto arrivare prima

Il detto ‘nemo propheta in patria’ trova una sua concretezza soprattutto a Firenze, la città che ha esiliato Dante. Per l’atteggiamento tutto fiorentino di esaltarsi e ripudiare tutto nel giro di poco tempo, anche chi è figlio della stessa terra. Funziona così anche nel mondo del calcio. Nonostante un bacino di tutto rispetto – Firenze è una delle province con più scuole calcio in Italia – negli ultimi 50 anni di fiorentini di nascita protagonisti in maglia viola (giocando più di qualche spezzone di gara) si contano soltanto Antonio Di Gennaro, Francesco Flachi ed Emiliano Viviano, calciatori dalla carriera prestigiosa che hanno dato però il loro meglio lontano dalla propria città natale – a loro si aggiungono anche Luca Bartolini, Marco Baroni, Andrea Rocchigiani, Daniele Amerini, Andrea Ivan, Samuel Di Carmine – E’ presto, prestissimo per dire se Riccardo Braschi spezzerà la secolare maledizione dantesca. Intanto le sue lacrime hanno commosso un po’ tutti e fatto il giro dei social.

Il 12 marzo 2026 è un giorno che rimarrà scolpito per sempre nella memoria del ragazzo cresciuto a Sesto Fiorentino: è il minuto 82 di un ottavo di finale europeo che a Firenze non sembra interessare più di tanto quando Vanoli si volta verso la sua panchina e intercetta gli occhi di Braschi. Gli stessi occhi che una dozzina di minuti dopo saranno colmi di lacrime: lui prova a nasconderle, si porta la maglia sopra al naso.

«Queste cose mi fanno capire che c’è ancora qualcosa di buono» ha commentato il tecnico della Fiorentina. La genuinità del gesto strappa tutta la tristezza del momento, lo stadio vuoto, l’annata da incubo, i tifosi risentiti. Per un attimo Braschi fa far pace tra Firenze e la Fiorentina. Tra l’ingresso e le lacrime un caleidoscopio di sensazioni che si porterà dentro per sempre: qualche corsa a vuoto, un paio di duetti con Gudmundsson, le mani al cielo per il rigore trasformato dall’islandese al minuto 93. 

L’impressione è che per un ragazzo che compirà 20 anni il prossimo 24 agosto il debutto sarebbe potuto arrivare prima, ma le paturnie in campionato di De Gea e compagni hanno posticipato l’evento. Lui, centravanti moderno, di struttura (190 centimetri) ma con piedi da trequartista, ha continuato a trascinare la Primavera di Galloppa (15 reti in campionato quest’anno) in attesa dell’appuntamento col destino. Poco più di un anno fa era in curva Fiesole ad assistere alla vittoria per 3-0 sull’Inter. Da piccolo, dopo ogni gol, ‘smitragliava’ come Batistuta, anche se, per limiti anagrafici, ha soltanto sentito i racconti del Re Leone, ed è cresciuto con le reti di Gilardino.

«Ho vissuto ogni momento della mia vita col desiderio costante di poter un giorno realizzare il mio sogno: giocare per la squadra del mio cuore. Ho un po’ di persone che mi tifano dall’alto e altre che sono qua a tifarmi sempre, in primis tutta la mia famiglia. Senza di loro non ci sarei riuscito. Adesso traccerò un altro punto sulla mappa e andrò a raggiungerlo, questo è solo l’inizio» ha scritto su instagram, pubblicando le immagini della serata. In un Franchi vuoto e con le gru al posto dei tifosi, che per Riccardo Braschi sarà sembrato il posto più bello del mondo. Lo scrive il Corriere dello Sport

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