Il gioco dei nomi e della formazione da azzeccare comunque non sposta di una virgola il concetto base: la Fiorentina vive un momento complicato, dal punto di vista psicologico (la squadra era a terra per lo 0-0 col Parma) e da quello fisico, visto che dopo il richiamo della preparazione voluto da Vanoli una volta assunto alla guida tecnica viola, il gruppo adesso sembra aver perso brillantezza. Lo spettro della B aleggia al Viola Park, anche se tutti, squadra, dirigenti e staff, giurano che c’è unità di intenti e compattezza intorno alla figura dell’allenatore.
La classifica però è quella che è (appena un punto di vantaggio sulla Cremonese terzultima con un calendario però tutt’altro che morbido) e alle porte c’è una partita che vale una stagione: il poetico sogno europeo così lascerà spazio alla molto più prosaica lotta per restare in serie A, nella speranza che i giocatori viola recepiscano al 100% il messaggio lanciato dal ds Paratici già dal suo primo giorno in viola: «Dovremo convivere fino all’ultima giornata con questa realtà», mettendo «la testa nel carro armato in ogni partita». Intanto però c’è una partita da giocare. In un Franchi semi deserto (appena 6 mila i biglietti venduti, di cui circa 350 ai polacchi) e con la consapevolezza che, se non altro, l’impegno di coppa possa regalare almeno un po’ di morale. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
