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Corriere dello Sport: “Conference? Non chiamatela Violexit. Ma quattro giorni dopo la Fiorentina si gioca la vita”

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Corriere dello Sport: “Conference? Non chiamatela Violexit. Ma quattro giorni dopo la Fiorentina si gioca la vita”

Redazione

10 Marzo · 08:27

Aggiornamento: 10 Marzo 2026 · 08:27

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Fiorentina

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L'urgenza del momento porterà a scelte dolorose

C è una squadra che giovedì si giocherà la gara-uno per l’accesso ai quarti di finale di una competizione europea, ma che quattro giorni dopo si gioca la vita – lo hanno lasciato intendere sia Ranieri che Vanoli nel post-Fiorentina-Parma – contro la Cremonese. E, con ogni probabilità, saranno due squadre diverse. L’urgenza del momento porterà a far delle scelte, seppur dolorose, razionali. Perché vincere la Conference significherebbe fare la storia, ma retrocedere altrettanto, con la esse maiuscola. Nel dilemma atavico che coinvolge un po’ tutte le realtà prima o poi – se guardiamo più in su della Manica, il Tottenham sta vivendo un incubo simile, soltanto che è al piano di sopra, in Champions League, e un po’ più saldo in Premier – la Fiorentina ha scelto la sopravvivenza al prestigio.
Non chiamatela Violexit, per parafrasare lo slogan british di una decina d’anni fa. Perché una via non esclude l’altra, ci si può salvare e far bene in Europa. Ma adesso, con tanti acciaccati in rosa, Vanoli e il suo staff sono chiamati a un freddo calcolo: chi scenderà in campo giovedì con il Rakow lo farà per vincere. Lo ha spiegato bene Paratici nel giorno della sua presentazione al Viola Park, «Siamo latini, adiamo in campo sempre per vincere», solo che poi ha aggiunto, «la Conference andrà giocata con testa», lasciando quindi intuire che la mission societaria è un’altra, e non potrebbe essere altrimenti.

La stupida sfortuna (come cantava Fulminacci sul palco dell’Ariston) la Fiorentina se l’è attirata, e adesso vuole che il calendario europeo si incastri come un bastone nei cerchioni della bici nel momento in cui la pendenza del calendario sale: dopo l’andata di giovedì c’è la Cremonese, una partita che rischia di assumere caratteri apocalittici per la stagione di entrambe le squadre; poi si vola nel cuore della Polonia, a Sosnowiec, per il ritorno con il Rakow (giovedì 19 marzo); dopo De Gea e compagni ricevono l’Inter domenica 22 marzo. In caso di passaggio ai quarti, la Fiorentina sfiderà la vincente di Crystal Palace-Aek Larnaca, con due ulteriori impegni che ingolferebbero il calendario di aprile: i viola giocherebbero il quarto d’andata dopo un altro incrocio salvezza con il Verona (4 aprile) e quello di ritorno dopo la gara con la Lazio e prima dell’ennesimo dentro o fuori in campionato, al Via del Mare, con il Lecce (19 aprile).

 L’illusione di poter aggiustare la classifica in A e poi concentrarsi sul percorso verso la finale di Lipsia se l’è portata via il vento di febbraio. Per questo nello spogliatoio, è ovvio, il grande obiettivo messo sulla lavagnetta da Pioli già la scorsa estate – la Conference era vista come un conto in sospeso da saldare e la via più facile per placare un’assenza di trofei che dura da 25 anni – è in secondo piano, e le scelte di Vanoli andranno di conseguenza. Per non parlare della piazza, da sempre restia alla terza competizione europea. I numeri, in termini di presenze allo stadio nei giovedì di coppa, sono sempre stati glaciali. Erano meno di 10mila spettatori per Fiorentina-Jagiellonia, probabile che ci sia una cornice simile per un ottavo che, con questi chiari di luna, chissà quando ricapiterà dalle parti di Campo di Marte. Lo scrive il Corriere dello Sport.

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