Se vincere aiuta a vincere, perdere aiuta a perdere almeno nel caso della Fiorentina: sconfitta a Losanna, la squadra di Vanoli dovrà affrontare i playoff per prendersi gli ottavi di Conference League contro una tra Jagellonia e Omonia (sorteggio il 16 gennaio). Epilogo naturale, quasi scontato dell’ennesima partita sbagliata sotto tutti i punti di vista in questa stagione colpevolmente fallimentare: e ora davvero, l’Udinese diventa l’ultima prova d’appello per provare a salvarla con un sussulto d’orgoglio e di dignità. Per tutti, nessuno escluso. Vanoli compreso che domenica si gioca la panchina, sempre che non ci siano provvedimento a suo carico già oggi.
Ed è stata la solita, identica, monocorde Fiorentina di questi quattro lunghissimi mesi. Lenta di pensiero a costruire gioco, lenta di gambe a svilupparlo, sempre con poche idee e troppi passaggi sbagliati. Anche elementari. Da parte dei centrali difensivi nella prima fase d’impostazione di Nicolussi Caviglia regista che raramente trovava la verticalizzazione, di Sohm in fase di raccordo, di Kouamè ala a tutto campo senza punti di riferimento, di Dzeko poco reattivo, di Piccoli spaesato. Insomma, la solita Fiorentina, specie di testa, cioè nell’atteggiamento verso una partita che comunque metteva in palio la qualificazione diretta agli ottavi: perché anche se in campo c’erano nove che non ci sono stati contro il Verona e difficilmente ci saranno contro l’Udinese, la testa di tutti era ed è alla complicatissima situazione in campionato. Giusto o sbagliato (sbagliato) è stato cosi’, come riportato da Il Corriere dello Sport.
