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Mental coach sicuro: “Pioli ha rotto il giocattolo. Serve uno come Ibra o una bandiera come Antognoni”

Firenze, Stadio Franchi, 22.11.2025, Fiorentina-Juventus, foto Lisa Guglielmi. Copyright Labaroviola.com

Rassegna Stampa

Mental coach sicuro: “Pioli ha rotto il giocattolo. Serve uno come Ibra o una bandiera come Antognoni”

Redazione

9 Dicembre · 09:34

Aggiornamento: 9 Dicembre 2025 · 09:34

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Fiorentina

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"Né Pioli né Vanoli hanno trovato il modo per far scattare la scintilla"

Ultima in Serie A, nessuna vittoria in campionato e peggior avvio nella sua storia quasi centenaria. La crisi della Fiorentina sembra non avere fine. «L’impressione è che sia stato proprio il cambio allenatore in estate ad aver incrinato alcuni meccanismi all’interno dello spogliatoio, a livello di identità di squadra». Marco Valerio Ricci è un «intagliatore di diamanti», come si definisce lui stesso con una battuta: «Identifico le qualità di un atleta e lo aiuto a metterle in campo per brillare nel miglior modo possibile». Con una definizione riduttiva si potrebbe chiamare mental coach, lui preferisce ottimizzatore di performance. L’approccio è quello della programmazione neurolinguistica, che studia l’esperienza soggettiva delle persone, e della motivazione scientifica – usata anche da Klopp – che analizza le spinte motivazionali. Ecco le sue parole al Corriere dello Sport.
Qual è il problema della Fiorentina? 
«Sembra che non sia una vera e propria squadra ma un insieme di giocatori, tra l’altro anche talentuosi. Ma né Pioli né Vanoli hanno trovato il modo per far scattare la scintilla».Come si ottimizza la performance? 
«Si deve fare un reset ripartendo dalle basi. Dallo spirito di squadra, dal capire quali sono le spinte motivazionali di ciascun giocatore. E da lì costruire dei valori condivisi che permettano di essere guidati dall’allenatore verso la performance».

Cosa manca? 
«Manca un perché comune, una spinta, una guida che permetta ai giocatori di andare tutti nella stessa direzione quando sono in campo».

Come nel caso del rigore conteso a Reggio Emilia.
«Esatto, quella scenetta ha avuto delle ripercussioni. Immediate: la squadra è andata in vantaggio ma poi è stata rimontata e infine surclassata».

Vanoli ha detto che i leader come Kean devono prendersi la squadra sulle spalle. 
«È vero ma bisogna essere riconosciuti come tali, altrimenti il gruppo non ti segue. Come in questo caso».
 
Eppure i calciatori di esperienza non mancano: De Gea, Dzeko… 
«Sono personalità importanti ma le individualità sono slegate tra loro, non c’è armonia. Il discorso di Dzeko non ha funzionato per questo: non è riconosciuto come leader dallo spogliatoio».

Come si spiega la parentesi Pioli? 
«Palladino era stato bravo a lavorare in continuità con Italiano. Pioli ha voluto dare la sua impostazione e il cambio di valori ha finito per rompere il giocattolo. A quel punto i piccoli equilibri si sono incrinati irrimediabilmente e ora la situazione non si può più sistemare: bisogna ripartire da zero, come fece il Napoli dopo il decimo posto del 2024. Conte è un maestro in questo, basti pensare a cosa è successo dopo Bologna. Resettare fa bene».

Una personalità carismatica potrebbe aiutare? 
«Sì, come fu Ibra al Milan nel 2019. Ma anche una bandiera, come Antognoni, o un dirigente forte che porti unità. Non mi è piaciuto quando Vanoli ha detto che non vuole fare lo psicologo dei suoi giocatori: un allenatore è anche questo».

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