Negli ultimi tempi più di un titolo è caduto nell’equivoco tra “out” e “aut”: fuori oppure. Un gioco di suoni che oggi sembra quasi fotografare il momento dei viola. Perché di “Vanoli out” se ne leggono parecchi: c’è chi gli rimprovera i cambi tardivi, chi i finali in affanno, chi una classifica che non concede più attenuanti. Ma alla richiesta di esonero andrebbe affiancata la domanda, identica nella pronuncia: Vanoli aut? E cioè: chi prenderebbe il suo posto?
Si può analizzare tutto: le fragilità difensive, la gestione delle rotazioni, i punti persi lungo il cammino. È vero, nelle ultime gare qualche errore c’è stato. Tuttavia, sollevare l’allenatore senza avere un’alternativa solida rischierebbe di trasformarsi in un salto nel buio. Vanoli non è esente da responsabilità, ma non può essere l’unico bersaglio di una stagione complessa. Anzi, in mezzo alle difficoltà, la squadra ha mostrato a tratti un’identità più riconoscibile rispetto a qualche mese fa.
A Como servono risultati, senza alibi. Poi sarà la volta del Pisa, e quella potrebbe davvero diventare la partita dell’aut-aut: o la svolta, o la rottura definitiva. Fino ad allora, più che invocare l’“out”, forse conviene interrogarsi seriamente sull’“aut”. Lo scrive La Repubblica.
