Tutti concentrati sulla volata salvezza, tutti chiusi in ritiro al Viola Park. Tutti, tranne uno. Un’assenza che pesa, perché riguarda Moise Kean, il giocatore che sulla carta dovrebbe trascinare la Fiorentina nel momento più delicato della stagione. E invece l’attaccante viola negli ultimi giorni ha lasciato il centro sportivo usufruendo di un permesso per motivi familiari. Ufficialmente da martedì, anche se diverse voci parlano di un’assenza iniziata già lunedì. Salvo imprevisti, il suo rientro è previsto solo oggi. Una situazione tutt’altro che ideale alla vigilia della sfida decisiva di domenica contro la Cremonese: Kean avrebbe infatti saltato quattro allenamenti su sei, con tutte le incognite del caso legate alla condizione fisica e soprattutto mentale. Come sottolinea il Corriere Fiorentino, preparare così una partita cruciale non è certo il modo migliore.
Per questo la sua presenza nell’undici titolare è tutt’altro che scontata. Toccherà a Paolo Vanoli sciogliere il nodo, probabilmente dopo un colloquio diretto con il giocatore, in programma proprio oggi. Il tecnico dovrà capire quanto Kean sia realmente focalizzato sulla Fiorentina e sul momento della squadra. È vero che senza i gol del centravanti la salvezza diventa un’impresa complicatissima, ma è altrettanto vero che il rendimento di questa stagione è stato ben lontano da quello travolgente dello scorso anno. Emblematica la prestazione di Parma: forse la peggiore di Kean in maglia viola. Poco coinvolto, mai realmente pericoloso e, soprattutto, eccessivamente individualista. L’episodio del mancato passaggio a Piccoli, che avrebbe potuto portare al gol del pareggio, è rimasto negli occhi di tutti.
Un atteggiamento che non è passato inosservato nemmeno ai tifosi. Se fino a poco tempo fa il credito nei suoi confronti era quasi illimitato, ora il clima è cambiato: sui social sono comparsi anche messaggi che invocano una sua cessione. Ipotesi però esclusa dal club. La dirigenza ha deciso di affidarsi ai suoi uomini di maggior peso – Kean compreso, insieme a De Gea, Dodò e Gudmundsson – per provare a uscire dalla crisi, rimandando ogni valutazione al termine della stagione. Kean dunque non si discute, almeno sul piano societario. Ma ora servono risposte sul campo: quattro gol in Serie A (cinque contando la Conference) non possono bastare. E il tempo per invertire la rotta, questa volta, è davvero poco.
