Costretti a soffrire fino all’ultimo secondo dei supplementari. Costretti a inserire i «big» per cercare di evitare l’onta di una clamorosa eliminazione che avrebbe decretato in anticipo il totale fallimento della stagione. Agli ottavi di finale della terza coppa europea per importanza e difficoltà, la Fiorentina ci accede da sconfitta, con quattro gol subiti in casa, e dovendo ringraziare il portiere avversario autore di un’uscita sconsiderata che ha regalato a Fagioli la palla del momentaneo 3 a 1 decisivo per rientrare in corsa e riacciuffare una qualificazione che stava sfuggendo di mano nonostante il rassicurante triplo vantaggio dell’andata.
Va avanti così, la Fiorentina di Vanoli, in questa Conference che qualcuno in casa viola continua a considerare un possibile obiettivo, dimenticandosi però che né la Fiorentina di Italiano né quella di Palladino, assai più forti e più quadrate di questa, alla fine sono riuscite ad alzare il trofeo. Chi visse sperando… Intanto basterebbe evitare di ricadere ciclicamente in queste brutte figure che non possono che minare quel poco di fiducia che le vittorie contro Como e Pisa hanno generato in tutto l’ambiente. Forse perfino troppo, chissà. Forse, come accaduto già diverse volte in questa terribile stagione, la Fiorentina è ricascata nel suo difetto più grande che affonda le radici non solo nello spogliatoio: la presunzione. A partire dalle scelte dell’allenatore che aveva schierato la squadra «B» salvo poi essere costretto a cambiare perfino il portiere alla fine del primo tempo. E poi la sufficienza dei giocatori, irritante, così come il non gioco espresso anche ieri al Franchi davanti ai coraggiosi 9 mila tifosi che nonostante tutto hanno scelto di passare oltre due ore al Franchi nella speranza, subito infranta, di poter assistere a un tardo pomeriggio piacevole, senza troppi affanni.
Niente di tutto questo perché questa Fiorentina costruita malissimo dai dirigenti in estate e aggiustata alla bene e meglio a gennaio con l’aiuto (da remoto) di Fabio Paratici continua a incappare in brutte figure, a non concretizzare in campo una presunta superiorità tecnica che troppe volte, alla fine, è risultata tale solo sulla carta. Per fortuna, stavolta, l’ennesima serata storta è finita senza conseguenze irreversibili. Oggi i viola conosceranno il nome della prossima avversaria nella speranza di evitare lo spauracchio peggiore, lo Strasburgo, per continuare a coltivare ambizioni europee. Poi però la concentrazione dovrà tornare subito sul campionato e su una trasferta di Udine che appare insidiosa soprattutto dopo i 120 minuti di ieri. Un’altra tappa sulla strada di questa via crucis viola. Lo riporta il Corriere Fiorentino.
