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Bernardeschi: “Ringrazio la Fiorentina perchè mi ha dato tanto ma la Juve era un’opportunità da non perdere”

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Bernardeschi: “Ringrazio la Fiorentina perchè mi ha dato tanto ma la Juve era un’opportunità da non perdere”

Redazione

29 Settembre · 16:27

Aggiornamento: 29 Settembre 2025 · 16:27

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Federico Bernardeschi rilascia diversi aneddoti personali sul canale Bsmt di Gianluca Gazzoli durante una lunga intervista, parlando del suo no al programma televisivo “Calciatori-nuove speranze”, dell’addio alla Fiorentina con annesso trasferimento alla Juventus e del suo rapporto con Federico Chiesa:

“Quando decisero di fare il programma con le nuove promesse calcistiche scelsero la Primavera, di cui io ero capitano e numero 10, avevo 15-16 anni. Per partecipare dovevo ovviamente firmare una liberatoria, essendo uno dei giocatori di punta avevano scommesso molto su di me, in pochi sanno però che non ho firmato quella liberatoria: non mi andava che venisse violata la mia privacy, la mia vita di allora. Ad esempio gli altri ragazzi erano in convitto, io ero in casa da solo con un coinquilino 18enne, in convitto avrei dovuto rispettare delle regole che non mi appartenevano; non ho firmato la liberatoria per lo stesso motivo: non volevo che le persone entrassero prepotentemente nella mia vita personale e quotidiana. E’ stata un’esperienza che ho vissuto di riflesso, non faceva per me, forse per questo ho un bel ricordo di quel periodo. Questa esperienza avrebbe potuto anche distrarmi da quello che stavo costruendo ma il motivo per il quale non l’ho fatta è perchè, già a 15 anni, volevo fare ciò che mi andava all’interno di casa mia, ho tenuta stretta la mia intimità, nonostante la società Viola spingesse molto perchè ero uno dei giocatori che più incideva in campo, ma quello che contava allora, e che conta anche adesso, è che le scelte che fai ti facciano stare bene con te stesso, il resto non importa”.

“Il mio trasferimento dalla Fiorentina alla Juventus è stato molto pesante soprattutto perchè stava lasciando Firenze per Torino proprio il numero 10. In realtà adesso capisco i tifosi, anche se non è stato facile quel periodo, avevo 23 anni e ho deciso di cogliere l’occasione. La Fiorentina mi ha dato tanto e questo non lo dimenticherò mai, a prescindere dalla scelta che ho fatto e di cui mi sono assunto tutte le responsabilità. Sapevo cosa avrebbe comportato la mia decisione di andare alla Juventus, ne ero pienamente consapevole, se fossi andato in un’altra società forse non sarebbe successo proprio lo stesso. Mi è dispiaciuto molto come si è evoluta la situazione all’epoca, io avrei voluto tanto ringraziare perchè comunque la Fiorentina mi ha portato fino a lì, lasciare in quel modo fa male perchè non ho avuto la possibilità neanche di dire un “grazie” sincero, ormai ero visto come colui che aveva tradito la città, quando in realtà io sarò sempre grato alla Fiorentina, a Firenze e alla società: solo dopo dieci anni lo posso dire, in quel momento non sarei stato credibile. Mi ricordo di uno striscione fuori dal Franchi (comprensibilmente) molto pesante, però lo accetti e vai avanti, fa parte di un percorso di crescita. Tra l’altro io fui il primo a lanciare la moda del certificato medico: non mi presentai in ritiro, la trattativa non si sbloccava e la Fiorentina voleva che andassi in ritiro tre giorni a cose quasi fatte, non me lo potevo permettere, mi avrebbero lapidato verbalmente. Era interesse di entrambi perchè anche la società ha sempre un ruolo decisivo in queste cose, se uno dei due non è d’accordo la trattativa non si conclude, quindi non capisco perchè poi ci si debba prendere solo con il giocatore. La Juventus all’epoca era tra le società più importanti d’Europa, aveva vinto quattro scudetti di fila, un’opportunità incredibile in quel periodo, proprio per una mia crescita personale”.

“Con Federico Chiesa ci siamo incontrati in Nazionale, ha esordito mentre ero lì, ogni tanto ci sentiamo e per me è un ragazzo eccezionale e un giocatore straordinario. Tutti passano momenti brutti, è il ciclo della vita e si deve accettare, con qualità e talento ci si rialza”.

 

 

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