Si riapre uno dei capitoli più delicati legati alla morte di Davide Astori, il capitano della Fiorentina scomparso il 4 marzo 2018 per un’aritmia ventricolare maligna, frutto di una cardiomiopatia aritmogena silente. A riportare al centro dell’attenzione giudiziaria la vicenda sono le motivazioni della sentenza emessa il 13 giugno 2025 dal Tribunale di Firenze, che hanno portato alla condanna a un anno per falso ideologico dell’ex direttore della medicina sportiva di Careggi, Giorgio Galanti.
Secondo i giudici, Galanti avrebbe agito con dolo, contribuendo alla formazione di un documento ritenuto falso, costruito, si legge nelle motivazioni, anche quando era già sotto indagine. Un elemento che, sempre secondo il tribunale, avrebbe avuto l’obiettivo di rafforzare la sua posizione nel procedimento legato alla morte del calciatore.
Al centro della vicenda c’è un certificato relativo ai dati “strain” di Astori, che sarebbe stato redatto nel 2019 ma retrodatato al 10 luglio 2017, giorno in cui il difensore viola si era sottoposto a una visita medica. Un passaggio chiave per l’accusa, che individua in quel documento un tentativo di ricostruire a posteriori elementi favorevoli alla difesa.
Nelle motivazioni si sottolinea come Galanti avrebbe chiesto alla dottoressa Loira Toncelli di redigere materialmente il documento, concordando con lei anche l’inserimento della data. Una ricostruzione che ha portato alla condanna, sempre per falso ideologico, anche della stessa Toncelli e del professor Pietro Amedeo Modesti, entrambi a otto mesi. Per Modesti è stata inoltre riconosciuta l’ipotesi di distruzione di atto vero.
Per il tribunale, dunque, non si sarebbe trattato di una semplice irregolarità formale, ma di una condotta consapevole, inserita in un contesto già segnato da accertamenti giudiziari. Di parere opposto la posizione della difesa, che ha già annunciato ricorso. L’avvocato Sigfrido Fenyes, legale di Galanti, invita a mantenere fermo il principio della presunzione di innocenza, sottolineando come la vicenda sia tutt’altro che conclusa.
“La sentenza è stata appellata e quindi la decisione non è definitiva – spiega -. Siamo pertanto in una fase in cui deve essere rispettato il principio costituzionale della presunzione di innocenza”. Nel merito, la difesa contesta la natura stessa del documento al centro dell’inchiesta. “La vicenda riguarda l’apposizione di una data non su un certificato fidefacente, come riconosciuto dallo stesso tribunale, ma su una semplice attestazione di lettura di un esame effettivamente svolto in precedenza. Esame immodificabile e leggibile in qualsiasi tempo e non suscettibile di alterazione o di diversa interpretazione”.
Una distinzione tecnica ma decisiva, secondo l’avvocato di Galanti, che esclude la possibilità di un falso nel senso più pieno del termine. Fenyes respinge anche l’ipotesi di un accordo tra i medici coinvolti: “Tutto il materiale probatorio dimostra che non vi è stato alcun accordo al fine di redigere un falso tra il professor Galanti e chi quella data effettivamente appose”. Lo riporta Firenzetoday
