La prestazione convincente contro la Cremonese non nasce dal caso: è il risultato di mesi di lavoro di Paolo Vanoli. Quando Vanoli ha preso in mano la Fiorentina, la squadra era in piena crisi: dopo dieci giornate aveva appena quattro punti, una condizione atletica disastrosa, un morale sotto i ponti e uno spogliatoio spaccato. In più, la società attraversava un momento complicato, con Rocco Commisso assente, l’addio di Pradè e solo Ferrari come direttore generale: una squadra alla deriva.
Vanoli ha accettato questa sfida rinunciando anche a parte del suo stipendio e interrompendo il contratto col Torino. Dopo un primo mese complicato, dedicato a ripreparare fisicamente la squadra e gestire le dinamiche interne, i risultati non sono stati immediati: i punti raccolti erano pochi, ma la svolta è arrivata dalla sfida contro l’Udinese. Da quel momento, la Fiorentina ha ottenuto 22 punti in 14 partite, con una media quasi europea.
Il merito va anche alla capacità di Vanoli di rinnovare la squadra: il passaggio al 4-3-3 ha garantito maggiore equilibrio, alcuni giocatori sono cresciuti significativamente: da Kean a Dodo e Gudmundsson che stanno rendendo meglio, Fagioli ha trovato continuità e Parisi è stato valorizzato in un ruolo inedito da esterno destro a piede invertito, con ottimi risultati.
Oggi, nonostante alti e bassi, la Fiorentina è fuori dalla zona retrocessione (+4 dalla terz’ultima), continua a competere in Europa e mostra finalmente una compattezza di squadra. È vero che il percorso non è finito: mancano ancora nove partite e servirà mantenere concentrazione e continuità. Ma se oggi la Fiorentina appare squadra, con un’identità chiara e fiducia nei propri mezzi, gran parte del merito va a Vanoli, il cui lavoro, spesso sottovalutato e criticato, sta iniziando a dare frutti concreti.
