Ieri non è sceso in campo, ma la sua presenza si è sentita comunque. Quella che sta vivendo Robin Gosens è probabilmente la fase più complicata da quando veste la maglia della Fiorentina.
Dopo una scorsa stagione su ottimi livelli, quest’anno il rendimento non è stato all’altezza delle aspettative. I problemi fisici ne hanno condizionato continuità e brillantezza, e quando è stato chiamato in causa non è mai riuscito a incidere come in passato. Nel frattempo, la crescita di Fabiano Parisi,protagonista di prestazioni convincenti, gli ha fatto perdere il posto.
A gennaio si era aperta anche la possibilità di una cessione: il Nottingham Forest aveva mostrato interesse concreto. Gosens, però, ha scelto di restare. Una decisione che racconta molto del suo legame con l’ambiente viola e della volontà di superare il momento difficile senza cercare scorciatoie.
La partita di ieri è stata emblematica. Per tutto il secondo tempo si è scaldato a lungo, pur sapendo che difficilmente sarebbe entrato. Ma invece di isolarsi, ha vissuto la gara come un protagonista: indicazioni ai compagni, richiami, incoraggiamenti continui, quasi fosse un allenatore aggiunto. Finiti i cinque cambi al 88′ minuto, mentre gran parte della panchina era seduta, lui era ancora in piedi a guidare e spronare la squadra, intervenendo quando c’era da sistemare qualcosa.
Un atteggiamento che certifica il suo peso nello spogliatoio. Anche lontano dalla migliore condizione fisica e mentale, Gosens resta una figura centrale per equilibrio e leadership. È un punto di riferimento fuori dal campo, un uomo-spogliatoio che in questo momento può essere decisivo quanto, se non più, di quando scende in campo. La sua partecipazione emotiva, l’esultanza condivisa, l’attenzione ai dettagli: sono segnali di un gruppo più compatto rispetto a qualche mese fa. E in questo percorso di crescita collettiva, il contributo di Gosens, anche senza minuti giocati, continua ad avere un valore profondo.
