La gestione dei cambi è ormai diventata un elemento cruciale nelle partite moderne, soprattutto da quando le sostituzioni sono salite a cinque. In questo contesto, le scelte di Vanoli hanno spesso suscitato dubbi, sia per i tempi sia per gli effetti prodotti. Fiorentina-Torino è l’ultimo esempio di una serie che include anche decisioni discutibili in altre gare, come l’uscita di Gudmundsson al Maradona o le sostituzioni nel finale contro il Cagliari, tutte scelte che hanno inciso negativamente sull’equilibrio della squadra.
Analizzando la gara contro il Torino, emerge un netto contrasto nella gestione dei cambi tra i due allenatori. Baroni ha utilizzato le sostituzioni in modo graduale e mirato, intervenendo prima sull’attacco e poi sul centrocampo per aumentare peso e intensità, senza stravolgere l’assetto della squadra. Vanoli, invece, dopo una fase in cui la Fiorentina reggeva bene nonostante pochi uomini in avanti, ha rivoluzionato la mediana togliendo contemporaneamente Mandragora e Brescianini per inserire Ndour e Fabbian, quest’ultimo ancora una volta impiegato in un ruolo che si era già rivelato problematico.
Nel finale, la scelta di abbassare ulteriormente il baricentro si è rivelata decisiva in senso negativo. L’ingresso di Ranieri per Solomon ha trasformato la difesa viola in una linea a cinque, con l’intento di proteggere l’area. L’effetto, però, è stato quello di concedere campo e iniziativa al Torino, che ha iniziato a spingere con continuità, soprattutto sulla fascia di Dodo. La pressione crescente ha portato alla punizione da cui è nato il pareggio di Maripan al 94’, confermando come una gestione difensiva eccessiva dei cambi abbia finito per favorire l’assedio avversario. Lo scrive il Corriere dello Sport.
