Dopo il pareggio con il Torino, Massimo Basile interviene su Facebook con una riflessione molto dura su Paolo Vanoli:
“A noi serve un allenatore con personalità, che trasmetta tranquillità, che si prenda la scena e alleggerisca la squadra dalle pressioni. Uno che sappia anche ‘allenare’ l’ambiente e risollevarlo. Un tecnico che appare impaurito in panchina finisce per indebolire un gruppo già limitato, ma che non vale certo un terzultimo posto”.
Il calcio, a certi livelli, ha bisogno di uomini forti. E Vanoli oggi dà l’idea di essere spaventato. A Firenze servirebbe qualcuno con grande carattere, oppure uno abbastanza folle da ribaltare tutto, o ancora un allenatore con un curriculum tale da far pensare ai giocatori: ‘se ci dice che ce la possiamo fare, allora è vero’. Ma se ti trovi davanti uno che ha fatto un solo campionato di Serie A, chiuso all’undicesimo posto e concluso con un esonero, come fai a seguirlo davvero? Se fosse Mourinho o Bielsa, sarebbe un altro discorso.
In un contesto sano e ben strutturato Vanoli potrebbe anche lavorare bene. Ma la Fiorentina di oggi vive forse il momento più buio della sua storia: un ambiente avvelenato da interessi che con il calcio c’entrano poco, il club meno fiorentino di sempre, distante dal suo dna. In una situazione del genere, un allenatore fragile aggiunge solo altra debolezza. Io in Serie B non ci voglio andare. È normale che fuori da Firenze molti ci godano, fa parte dello sport. Ma solo chi è fiorentino può capire fino in fondo e rifiutare l’idea di rassegnarsi.
