Poteva essere una vittoria più pesante delle altre. Poteva essere, chissà, la volta buona per ripartire in maniera concreta. Poteva, ma come tante (troppe) volte ormai, non è stata. Perché questa squadra proprio non ce la fa a tirarsi fuori dai guai e il rischio, per come è arrivato questo pareggio, è che da possibile svolta diventi un macigno troppo pesante da togliersi di dosso.
Un pareggio che vale come una sconfitta insomma, mentre le giornate passano e di tempo per rimediare ce n’è sempre meno. Dopo le occasioni (per entrambe) iniziali, il Torino ha trovato equilibrio, ha preso possesso di campo e pallone e, con una semplicità disarmante, alla fine ha trovato il vantaggio. Immobile, la difesa. Passiva nei due centrali e incapace (una triste abitudine ormai) di leggere qualsiasi situazione pericolosa. Perché è vero. Comuzzo e Pongracic hanno dormito, ma Casadei veniva da dietro e toccava a Brescianini seguirlo. Un colpo al quale la squadra ha reagito creandosi (almeno) altre tre opportunità.
Il ko di Gudmundsson poteva essere un duro colpo. E invece, Solomon. Un altro che, come il 10, ha dentro giocate diverse. Una perla, l’1-1, prima che Harrison (entrato proprio al posto dell’islandese) mandasse in porta Kean per il sorpasso. Pareva tutto scritto. La prima di Paratici, la firma degli acquisti più «suoi», la vittoria. Poi i cambi di Vanoli (perché Ranieri per Solomon?), la paura e puntuale, ad un metro dal traguardo, la caduta. E chissà se e e come questa piccola Fiorentina (di nuovo contestata) riuscirà a rialzarsi. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
