Diciamocelo molto chiaramente. Se è questo lo spirito con cui la Fiorentina si presenterà agli ottavi (oggi il sorteggio, andata il 12, ritorno il 19 marzo contro una tra Strasburgo e Rakow) l’appuntamento con l’eliminazione evitata ieri (quasi) per miracolo non sarà che rimandato. Inguardabile, la Fiorentina. E capace per l’ennesima volta in questa terrificante stagione di esplorare abissi inimmaginabili. E per fortuna che le ultime tre vittorie avevano fatto parlare di svolta. Un’illusione, spazzata via da questa sconfitta che si spera serva (almeno) come avvertimento.
Maxi turnover doveva essere, e maxi turnover è stato. Del resto se Vanoli aveva ribaltato la squadra per la sfida d’andata, non poteva che rifarlo ieri. Scelte comprensibili, anche se aleggiava nell’aria il sinistro timore di non affrontare con la giusta concentrazione un match sulla carta gestibile, certo, ma proprio per questo pericoloso. E infatti.
Venti minuti, e lo Jagiellonia era già avanti. Un gol arrivato dopo una di quelle dormite che parevano superate e che invece, puntuali, si son ripresentate. Un gol, soprattutto, che ha rimesso tutto in discussione. Certezze, e qualificazione. Anche perché, si sa: questa è una squadra tremendamente fragile e basta poco per farla andare nel panico. E ci sarà stata anche la mano della sfortuna sullo 0-2 ma fin lì, la Fiorentina, non aveva fatto niente per meritarsi altro. Anzi. Si aveva sempre e comunque la sensazione di aver di nuovo davanti undici scollegati tra loro. In imbarazzo costante dietro (Pululu pareva Osimhen) e senza la minima voglia di attaccare una difesa (e un portiere) a dir poco rivedibili. Difficile insomma immaginare uno scenario peggiore.
A quel punto infatti, Vanoli si trovava davanti a un bivio: buttar dentro i big o continuare a risparmiarli sperando nella reazione degli altri? La prima risposta (De Gea a parte, entrato per l’infortunato Lezzerini) è stata Harrison. Nemmeno il tempo di capire se sarebbe bastato però, ed è arrivato lo 0-3. E i viola? Niente. Nessuna reazione (nonostante gli ingressi di Solomon, uscito poi per infortunio, e Fagioli), né un minimo sussulto d’orgoglio. Del resto, se Kean è rimasto a guardare fino all’89’ (ed è entrato per i crampi di Piccoli altrimenti chissà…), vuol dire che forse andava bene così. Accettare una figuraccia, piuttosto che sprecare energie. E per fortuna che Fagioli, nel secondo supplementare, si è letteralmente inventato il gol della qualificazione. Una perla (propiziata anche dall’uscita sconsiderata del portiere) buona per scacciare l’incubo, prima del del 2-3, della papera di De Gea e dello spavento finale. Alla fine, è andata bene, anche se resta il dubbio su quanto valga la pena affrontare gli ottavi se l’atteggiamento dev’esser quello di chi vive questa Conference soltanto come un (fastidiosissimo) di più. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
