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Vanoli: “La salvezza è il nostro scudetto, anche se Firenze si merita di più. Dovevamo gestire i ritmi”

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Vanoli: “La salvezza è il nostro scudetto, anche se Firenze si merita di più. Dovevamo gestire i ritmi”

Redazione

17 Marzo · 00:10

Aggiornamento: 17 Marzo 2026 · 00:10

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L’allenatore della Fiorentina Paolo Vanoli è intervenuto in conferenza stampa dopo la vittoria della Fiorentina per 1-4 a Cremona, queste le sue parole:

Sulla prestazione e la gestione della gara
“Voglio fare i complimenti al gruppo perché da tempo notavo un’evoluzione mentale e questo successo ne è la prova definitiva. Abbiamo preparato la sfida in soli tre giorni, lavorando nel modo giusto nonostante le insidie: affrontare una squadra con Djuric significa dover gestire continui palloni difficili, ma siamo rimasti equilibrati trovando giocate importanti per segnare. Un aspetto su cui dobbiamo invece crescere è la gestione del punteggio: sul 3-0 non serviva mantenere ritmi così alti, serviva più lucidità. Anche i subentrati avevano troppa foga di spingere, mentre bisognava gestire le energie in vista della prossima gara tra 48 ore. Ottimo anche il contributo di De Gea nelle uscite alte. Per quanto riguarda gli infortunati, Gosens ha subito una contusione toracica, mentre Ranieri ha chiuso con i crampi, costringendomi ad arretrare Brescianini sulla linea dei difensori.”

Sulla mentalità e gli obiettivi
“Restiamo umili perché il traguardo è ancora distante, anche se l’approccio negli scontri diretti è decisamente migliorato. Dispiace non riuscire a ottenere sempre questi punti davanti ai nostri tifosi, forse lontano da casa giochiamo con meno pressione. In certe zone della classifica la freddezza è tutto e i ragazzi hanno dimostrato di averne. La priorità resta la salvezza, pur sapendo che per una piazza come la Fiorentina è un traguardo minimo. Ora testa alla Conference: il ritorno sarà complicato e stasera abbiamo speso moltissimo.”

Sui singoli (Fortini e Kean)
“Fortini dovrebbe recuperare, lo abbiamo preservato solo per un piccolo fastidio precauzionale. Kean era pronto a entrare, ma il problema fisico di Ranieri mi ha obbligato a cambiare strategia all’ultimo.”

Sulla continuità e la preparazione
“Evitiamo di parlare di ‘resurrezioni’, so bene quali sono i nostri obiettivi. In certi momenti bisogna avere l’intelligenza di capire che non si può dare più del massimo. Spesso raccogliamo quanto seminiamo; capire i propri limiti, specialmente in casa, è segno di maturità. A Udine eravamo alla fine di un tour de force per il quale non siamo ancora del tutto strutturati, ma l’impegno non manca. In Conference dovrò dosare le forze per non sovraccaricare nessuno. Ormai siamo abituati a lavorare sotto pressione, ci siamo preparati puntando sulla compattezza e sul recupero. Ci aspettano nove battaglie.”

Sull’aspetto tattico
“Il passaggio alla difesa a quattro non era legato a problemi dei difensori, ma a scelte obbligate in avanti che mi hanno fatto riflettere più del previsto. Parisi si è adattato con uno spirito che ha sorpreso persino me, mentre l’assenza di Solomon ci ha tolto molto. Abbiamo insistito sul posizionamento negli ultimi trenta metri e i risultati si vedono: i ragazzi stanno assimilando i nuovi concetti.”

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