Anselmo Robbiati, per tutti “Spadino”, usciva dalla panchina ed era quasi sempre decisivo con quel sinistro che sapeva dipingere traiettorie indecifrabili, come in uno storico Fiorentina-Juventus finito 3-0. Tante squadre nella sua carriera, con l’Inter nel destino – il padre fu un discreto terzino sul finire degli anni ’50 – e la Viola nel cuore, una parentesi da allenatore ed un presente da dirigente, Robbiati si è raccontato al settimanale de La Nazione, “Viola Week“:

“Da giovane ero tifoso dell’Inter e per me arrivare in nerazzurro fu emozionante anche perché stavo facendo lo stesso percorso di mio padre. Anche se non giocai neppure un minuto fu una parentesi bella anche se durata sei mesi”.

Ma che successe?
“Storie nomali di calcio. Il Napoli voleva Moriero dall’Inter e io fui scambiato”.

Interista mancato, almeno per le presenze, ma fiorentino a tutti gli effetti.
“Non potrebbe essere il contrario. Ora vivo qui, ho giocato con la Fiorentina sei anni e mi sono tolto tante soddisfazioni”.

Il suo ricordo più bello?
“Certamente aver giocato al Camp Nou contro il Barcellona. Affrontare grandissimi campioni davanti ad un muro di tifosi. Adrenalina pura anche perché quella semifinale l’ho sentita anche un po’ mia. E’ stato sicuramente il momento più alto ed emozionante della mia carriera”.

Pensa al suo gol segnato a Praga?
“Beh, sì. Fu determinante per farci passare il turno in una partita comunque complicata”.

Forse non il gol più bello, ma il più importante della sua carriera.
“E’ vero. Penso che quello contro la Juventus sia stato superiore, dal punto di vista dello spettacolo; quello di Praga ebbe un peso specifico maggiore”.

C’è nella Fiorentina di adesso un giocatore che la può ricordare?
“Penso a Zarate, uno che uscendo dalla panchina ha le qualità per spaccare la partita. Peccato che Sousa lo lo veda e abbia una sua visione sulla questione”.

Bernadeschi è l’uomo del momento…
“Sono molto contento perchè è la conferma che i vivai italiani possono ancora sfornare talenti importanti. Riportato nel suo ruolo ha dato concretezza anche sottoporta. Negli ultimi 30 metri può fare la differenza”.

E la Fiorentina?
“Sta avendo alti e bassi perché il rendimento in trasferta è nettamente superiore a quello in casa. Pecca di continuità e la differenza tra una classifica interessante a una anonima è proprio questa”.

Allora per fortuna si gioca a San Siro…
“E’ vero, e Milano negli ultimi tempi ha portato bene. Però l’Inter è una squadra stana: può fare grandi gare o grandi disastri. Speriamo la seconda…”.

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