Partiamo dall’inizio.
E sia chiaro a tutti, quello che scrivo è esattamente quello che è successo eh, non sto né utilizzando eufemismi né sto scherzando.

La squadra ha bisogno di punti perché sembra assurdo, ma se vinciamo a Palermo ci sono enormi possibilità di rientrare seriamente nel giro per l’Europa League.

Andrea Della Valle pensando di essere una figura importante e carismatica (incredibile che ancora alla sua età ne sia convinto, qualcuno gli dica la verità, per il suo bene) decide di parlare a tutti i giocatori della rosa per caricarli bene in vista della gara. Poi saluta tutti, abbracciandoli fortissimo. Ovviamente lui a Palermo col cazzo che ci andrà, non può mica perdere tempo. Davvero una grande iniezione di fiducia. Proviamo a immaginare le parole: “FORZA EH!! Ci si vede martedì o mercoledì sera, ciao belli”, una roba così.

Per non sbagliare mai un colpo la società sceglie un albergo per alloggiare a Palermo pieno zeppo di “Harleyisti”. No ve lo ripeto, non è uno scherzo, c’è un mega-raduno di Harleyisti e la notte non si dorme.

La rosa con queste premesse non può sbagliare e infatti in campo si vedono 11 gladiatori e in panchina un grande condottiero pronto per portare i propri militari fieramente verso Waterloo.

Il momento più alto verrà toccato al 70′, quando anziché inserire Bernardeschi (al riscaldamento per quasi tutto il secondo tempo) viene inserito in campo l’esordiene Mlakar. Un bambino probabilmente anche molto capace al quale auguro tutto il bene del mondo. Ma inserito in campo soprattutto perché l’esordio in Serie A costerà € 150.000 da pagare alla sua precedente società come da accordi contrattuali. Sousa si sa, in queste partite più “low-profile” oramai da un annetto lancia sempre messaggini alla sua amata proprietà e questo era un cioccolatino che non vedeva l’ora di scartare.

Senza praticamente toccare la palla contro la squadra che ha il peggior rendimento interno dell’intero emisfero boreale la Fiorentina si ritrova senza neanche rendersi conto prima sotto di un gol, poi di due, poi in aeroporto sotto una pioggia di sinceri sputi e di improperi.

Si parte con la serie di cazziatoni proveniente da ogni direzione.

L’allenatore si fa scuro in volto e dice che questa volta si è giocato proprio male, parole non banali.
Poi altri dirigenti in ordine sparso si dicono esterrefatti. Infine Cognigni dice che “la maglia va sempre onorata”. Detto da lui, che quella maglia non la sopporta fa veramente sorridere, ma va beh, questa è una considerazione personale. E poi non è vero che non la sopporta quella maglia, lui non sopporta proprio l’intero ruolo che l’amico Diego gli ha cucito addosso. Non sopporta il calcio, non sopporta la tifoseria, non sopporta il fatto di dover spendere denaro per un gioco, non sopporta niente di questo mondo.

Tutto questo lascia presagire durissime prese di posizione per il futuro prossimo di allenatore e giocatori.

Sousa si dice pronto a rispettare la decisione societaria per un eventuale ritiro punitivo.
La dirigenza si dice pronta a valutare ogni possibile presa di posizione mirata ad evitare un futuro calo di tensione tale e bla bla bla.

Serpeggia l’idea di mandare la squadra in chissà quale abbazia post-moderna, in chissà quale convento sperduto, roba che neppure Oronzo Canà e la sua Longobarda in zona retrocessione.
Arriva la notizia. Vengono dati non dico uno, ma addirittura due (!!) giorni di riposo… E che non se ne parli più, d’accordo?

Fare la classifica di chi ci prende di più per il culo a questo punto diventa davvero molto molto difficile.

Dario “Ghebbe”

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