Fuori tutti (o quasi): 5 anni dopo la storia si ripete. Basterà una rivoluzione sul campo per tornare al vertice o c’è altro?

Una nuova rivoluzione è alle porte, ma sarà sufficiente ad aprire un nuovo ciclo potenzialmente vincente...

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Firenze, stadio Artemio Franchi, 13.05.2017, Fiorentina-Lazio, Foto Fiorenzo Sernacchioli. Copyright Labaroviola.com

Soltanto la pressoché inutile partita casalinga contro il Pescara separa la Fiorentina dalla fine di una delle peggiori stagioni della storia recente ed è quindi inevitabile che l’attenzione si sposti dal campo alle svariate sedi, più o meno ufficiali, nelle quali avrà luogo la rivoluzione che da qui a poco investirà l’intero universo viola.

Paulo Sousa, in primis, ma anche Gonzalo Rodriguez, forse Badelj e, in modo molto più preoccupante, anche Bernardeschi e Kalinic potrebbe finire al centro del vortice dal quale uscirà quella che sarà la nuova Fiorentina. Un vento rivoluzionario che, a distanza di cinque anni, torna a soffiare dalle parti di Campo di Marte.

Nell’estate 2012, infatti, dalle macerie della squadra che fu prima di Mihajlovic e poi di Delio Rossi nacque la nuova Fiorentina di Vincenzo Montella e tutto ciò fu possible grazie ad una sontuosa campagna acquisti. Borja Valero, lo stesso Gonzalo, Aquilani ma anche Mati Fernandez e Cuadrado solo per citarne alcuni. Un mix di giovani in rampa di lancio e di giocatori più esperti ed affermati che consentì di aprire un nuovo ciclo che, più di tutti, ha almeno dato l’impressione di poter essere realmente vincente, anche se i fatti hanno poi dimostrato tutt’atro…

Cinque anni dopo la storia di ripete e, a fronte delle numerose e pesanti partenze, la società, ed in particolare modo il comportato tecnico – allora affidato a Daniele Pradè ed oggi nelle mani di Corvino – è chiamata ad un nuovo restyling.

Una domanda sorge quindi spontanea: basterà l’ennesima rivoluzione sul campo per tornare al vertice? Sarà sufficiente stravolgere l’intero assetto tecnico-tattico, dall’allenatore fino agli interpreti, per aprire un nuovo ciclo potenzialmente vincente oppure sarebbe necessario andare a toccare anche alcuni tasti delicati per quanto riguarda gli aspetti societari?

In primo luogo sarebbe opportuno, quantomeno, cercare di recuperare il rapporto con la piazza che, ad oggi, definire deteriorato sembra fin troppo riduttivo e, a tale scopo, fare chiarezza sul ruolo di una figura come quella di Giancarlo Antognoni all’interno dell’organigramma societario. Successivamente sarebbe cosa gradita anche una maggiore chiarezza circa il reale potere decisionale degli attori in gioco, da Diego ad Andrea Della Valle passando per Cognigni e Corvino, senza contare la questione relativa alla realizzazione del nuovo stadio. La storia solitamente insegna e di tali insegnamenti sarebbe buona cosa far tesoro, ma questi del resto non sono altro che semplici suggerimenti…

Gianmarco Biagioni

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